Run baby, run.

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Alla terza uscita, nove chilometri in sfida con me stessa. Il ritmo si è conservato intatto, il fisico è già alleggerito e posso già spingere un po’ di più; il cuore non lavora abbastanza.
Mentre avanzo, senza che lo chieda o lo voglia le spalle si sollevano, l’arco dorsale si raddrizza, lo sguardo si apre e si fa progressivamente sereno, deciso: qualcuno al mio passare sposta o abbassa gli occhi. Mentre mi svuoto di me stessa e dei miei pesi, la mia presenza si fa assertiva, avvertibile, volitiva.
Traggo dall’ammasso di musica stipata nel lettore un percorso preciso, modulato secondo intensità del passo, sfumature dell’umore, tipo di spinta che voglio darmi. Il pensiero si adegua, volatile; ad eccezione degli input particolari che intuisco possono diventare storie: quelli li trattengo, mi ci soffermo.

E poi, ranicchiata a recuperare sul divano con la mia dose di zuccheri a portata di mano, li uso.
Mi avvicino lentamente ad un metodo di lavoro funzionale; lo metto subito alla prova, abbattendo il numero di parole del primo capitolo di una nuova raccolta di scritti ad un quinto di quelle impiegate per la prima pubblicazione.
E sono passate due settimane da allora: un tempo sopportabile, che impedisce la marcescenza; intanto idee più complesse fermentano.
Faccio la mia cosa.

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15 thoughts on “Run baby, run.

  1. Come ti capisco, se oggi non avessi la febbre uscirei anch’io ad “aprirmi lo sguardo”. Buona domenica.

  2. In effetti, Libera, mi scoccia un po’ che ieri il cielo fosse totalmente coperto con vaghi squarci di luce, mentre oggi che mi dedico al riposo ed allo svago in casa sia uscito un sole tremendissimo. Ma lo fa apposta?!
    E’ che, per adesso, per camminare mi tengo un giorno fisso. Andrà meglio con la bella stagione e quando uscirò due volte a settimana.
    Mi dispiace per la tua febbre… non avevo capito che stavi messa male 😦
    Però, che sia una buona domenica lo stesso: ti dedico un’aspirina, sperando tu non sia allergica!

  3. di certo, questa ben descritta sensazione, ingenerata dal sano movimento all’aria aperta, conferma quanto il nostro essere sia «essere un corpo vivo»; il latino «mens sana in corpore sano» non va inteso dualisticamente come una «mente» che sta in salute «dentro» un corpo sano, ma mente che è un processo che è una proprietà, una caratteristica intrinseca del corpo sano

    scusa se mi permetto: che bel visetto dolce che hai

  4. Ciao! Intanto, grazie per il bel visetto dolce. E’ un apprezzamento gradito.

    E sì, come tu ben sai e spesso spieghi, i processi mentali – per quanto non fisici – dipendono strettamente anche dalla componente hardware, dalle reti neuronali e dallo stato dell’organismo più in generale.
    Prendere aria camminando significa aprire le finestrelle della testa lasciando uscire la polvere 🙂

  5. Eh, grassie grassie 🙂
    Guarda, a costo di sembrare sfacciata ti dico che se ti andasse di ospitarmi giusto una notte (che altrimenti devo dire ci rimarrebbero davvero poche ore insieme) io verrei volentieri non solo a Genova, ma anche nella tua adorata val d’Aveto (did I write it right?).
    Ovviamente, s’intende che anche il letto extra di casa mia è sempre disponibile. Casomai allungassi una radice da queste parti.

  6. Cara, purtroppo non ho un letto extra 😦
    E grazie a te dell’invito!
    In qualche modo ci conosceremo, o qui o lì o magari a metà strada in un posto che dove non siamo mai state?
    Eh, che ne dici? Un bacione carissimo!

  7. Wow, che stile diverso da quello del racconto precedente, mi piace, è diretto, senza arzigogoli cerebrali pur essendo tutto un pensiero all’interno della mente del tipo. Brava! Però invece, riguardo al camminare o correre, secondo me un solo giorno alla settimana (o due) è troppo poco!

  8. Eh, siamo ancora ben lontani (cioè, io sono lontana) dall’alzarmi all’alba e muovermi ogni giorno.
    Idealmente l’obiettivo è quello, ma realisticamente non ci vado neanche vicino, innanzitutto quanto a voglia.
    C’è un tempo per ogni cosa… (benedetto sia l’estensore di quel brano del Kohelet, che uno se lo rivende come vuole… ehehm). Seriamente, no. Ho pensato a due giorni la settimana perché era il mio standard l’anno scorso: quest’altr’anno (oddio, doppio apostrofo) potrebbe diventare routine tre giorni, ma non credo di più.
    Poi, chissà, un domani mi prende il grillo e cambia tutto.
    Ma in fin dei conti ciò che rileva è la costanza, non la frequenza in sè e per sè.
    A ciascuno il suo – è la serata dei proverbi…
    Anche se a volte sogno di avere la stessa necessità dirompente, che Murakami ha descritto, di non perdere una sola giornata di corsa…

    … riguardo alla shot: grazie!
    Sì, si respira tutta un’altra aria.
    Ed è notevole anche solo il fatto che sia riuscita a contenermi in meno di 500 parole. Woa.
    Come dire, il dado è tratto (aridaje).
    Ne ho già pubblicata anche una seconda di seguito, su un altro pg. Meno intrigante, ma fa la sua parte.

  9. ciao… Bellissimo post. Sono col cell e non posso scrivere di più. Sono stato a Fonte Avellana…! Due giorni!

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