Cintura di parole, notturna, rivelatrice

Ho una cintura di parole attorno alla vita, stanotte. E attorno alla testa, a guisa di fascia da guerriero giapponese. La prima parola è una che abbiamo già incontrato, fame. Ho fame di famiglia, di calore, di riscontri e stimoli. Poi c’è popolare, anche questa già vista ma in altra veste: ora penso mi piacerebbe essere più popolare, non cioè – sotto l’influsso della reiscrizione, per ora positiva, a Facebook – famosa, richiesta, attraente, ma piuttosto accessibile, comprensibile, apprezzata perché alla mano.
Mi succede a volte quando in un periodo leggo, recensisco molto, e poi mi faccio domande sul seguito che le mie cose hanno al confronto con altre; siano esse dotate di maggiore o, talvolta, minore appeal. E’ una questione di puro bisogno di attenzioni, da un lato, e di fredda comprensione di dinamiche precise, dall’altro.
Una girandola di rituali e tattiche sociali con cui fare i propri conti: vale la pena, mi interessa realmente, ed a quale scopo soprattutto; leggere intere pagine, commentare, messaggiare, ottenere punti in classifiche varie ed eventuali, soppesare ritmi e tempistiche di pubblicazione di uno scritto?
A volte sì, a volte no. Più spesso sì, di questi tempi: ho cura di me stessa, per ogni minuto speso ho guadagnato qualcosa di non effimero, non destinato a rivelarsi un contentino consolatorio. Una mezza droga, magari, ma sana come il cioccolato.
E i titoli? Le scelte di pairing? Dare al popolo ciò che brama (così mi esprimevo pochi giorni fa con Amazzone rispetto all’eventualità di far prendere ad una storia un certo corso) o tirare dritto su strade meno battute ma intriganti? Certo, quando il volere del popolo coincide con quello dell’autore, ecco tutto illuminarsi d’immenso. Direbbe il poeta…

… e allora, essenzialmente in pace con le mie domande, vado avanti.

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15 thoughts on “Cintura di parole, notturna, rivelatrice

  1. Ho una cintura di parole attorno alla vita, stanotte. Mi piace questa frase, te l’ho detto che dovresti scriver uno.. più libri ma ne pparleremo vero? Buona giornata.

  2. riflettevo su questa cosa del “popolare”. anche per me il desiderio di “popolarità” non è una questione di fama/successo quanto di accessibilità. meglio: di confronto. il contatto umano è sempre ciò che ho voluto e che mi è più piaciuto della mia esperienza su web, che fosse limitato al solo virtuale o che sfociasse, come in alcuni casi, in una conoscenza di persona, perchè a me nel reale manca proprio il contatto. ho sempre avuto pochi amici il cui numero nel corso del tempo si è assottigliato fino a rasentare lo zero e non riesco a fare conoscenze nuove, sia a causa della vita ritirata e solitaria che faccio, sia per il mio carattere introverso e per l’aria di distacco (forse addirittura soggezione/alterigia che suggerisco nel mio prossimo, malgrado ciò non corrisponda affatto alla mia natura), sia perchè mi sento distante dalla maggior parte dei miei coetanei e al contempo trovo estremamente difficile conoscere persone in altre fasce d’età. il web ha sopperito in parte a tutte queste deficienze, eppure ho l’impressione che ultimamente si sia creata una sorta di allontanamento tra me e “gli altri” simile a quello che vivo nella vita reale, e non so bene in quale percentuale ciò dipende da me o da problemi di questi altri (di alcuni so le difficoltà). ad ogni modo, divagazioni a parte, capisco quello che intendi.

  3. Libera: assolutamente sì, ne parleremo. Inutile (?) dire che il tuo apprezzamento è tra i più apprezzati, e mi dà una carica spaventosa.

    Gu: difficoltà ad entrare in relazione con altre fasce d’età (prevalentemente superiori alla mia) a parte, mi riconosco molto in quanto scrivi, e nel modo in cui lo esponi. più del solito, diciamo, visto che per essere in sintonia lo siamo comunque spesso.
    la sensazione di scollamento la vivevo di più prima. ora credo, fra le altre cose, di investire di più su interessi e persone specifiche e in modo più mirato, insomma di abbondare meno e ricavarne maggior soddisfazione.
    non è solo una questione di benessere e di recupero del tempo libero, si tratta anche del fatto che mi sforzo di coltivare poche cose e persone, magari non avrò un gran pollice per questo ma mi dedico in maniera più lenta ed attenta a ciò che mi piace. e so che se un domani non durerà ci avrò provato al meglio.

  4. Per me – che pure ho un blog da anni e, soprattutto in passato, frequentavo accanitamente forum, quindi mi sento titolata a dire quel che sto per dire – i “rapporti sociali” sul web hanno ben poco a che vedere coi rapporti “reali”. Non sto dicendo che non abbiano valore o non diano niente, ma di sicuro non possono in alcun modo sostituire rapporti reali né compensarne l’assenza. Questa è una mia reazione non tanto al tuo post ma al commento di Guchi che… mi ha fatto paura!

  5. secondo me, alla lunga, è meglio circoscrivere a pochi, pochi buoni contatti

    certo, se devi «vendere» qualcosa per forza devi anche «diffondere», ma credo che nel tempo sia più fruttuosa una certo lavoro «a fondo» su pochi che disperersi sui «molti»

    certo, aver «fame» significa esser vivi, sarebbe esser morti non averne affatto

  6. Io al contrario – posto che il fisico ed il virtuale hanno alcune importanti caratteristiche peculiari solo all’uno o all’altro – non li ho mai considerati nè avvertiti davvero distanti e differenti fra loro; Ilaria.
    Il virtuale non può sostituire il reale, e capita purtroppo che lo si pretenda, per vari motivi. Ma questo non va detto a detrimento o limitazione del virtuale, in cui i rapporti a mio parere non sono nella loro sostanza meno significativi di quelli che prevedono il contatto fisico (tasto sul quale per altro batto parecchio).
    In effetti il disincanto – chiamiamolo così – di Guchi ti riferisce ad entrambi i mondi indistintamente, che non sono l’uno la compensazione dell’altro ma parte di un un unico, integrato sistema di relazioni. Ciò che non funziona, o sembra non funzionare nell’uno non funziona nemmeno nell’altro, anche se può ricevere qualche spinta in più.
    Ma a proposito di questo, se crede, lascerei la possibilità di rispondere a lei stessa.
    Inoltre sono dell’opinione che sì, può amareggiare o far sorgere una serie di domande su cosa effettivamente stiamo combinando e cosa siamo in grado di costruire nella vita, ma il fatto che le nsotre relazioni siano poche se non pochissime e delicate, particolari o di rara complessità non è in sè un indice di un malfunzionamento, o di un fallimento: è faticoso, ma è quel che siamo – e con ragione: siamo persone con qualche limite, ma soprattutto con un’abbondanza di qualità che non è affatto facile nè immediato condividere e mettere a frutto.

    Diego, sì. Mi piace essere tornata a provare questa sensazione di fame, non è qualcosa che mi divora e mangia da dentro ma un’arsura che mi pare sana. Certo, va anche un minimo soddisfatta.
    Ma sono convinta che, rudi cifre e statistiche a parte, la disciplina de “l’amore per il poco, il curato, il prezioso” (Michela Murgia) mi debba necessariamente condurre, seppure in tempi non brevi, ad estendere ancora di più la gioia dell’essere in relazione ed a minimizzare gli inconvenienti, le sfasature inevitabili che sorgono tra le mie aspettative e quel che effettivamente mi raggiunge.

  7. No ma io non giudico mica se uno ha amici, se uno non ne ha… io ormai più vado avanti più capisco (e sposo) il senso di quel film del mio amato Woody: “basta che funzioni”. Cioè: se stai bene tu, se non nuoci a nessuno, se insomma “funziona”, va bene così, è ok.
    E ho capito che tu e Guchi trovate le stesse difficoltà o dinamiche nei rapporti sociali sia sul web sia nella vita fisica. Però, insomma, io dico solo: senza rapporti virtuali si può vivere, senza rapporti reali no. Togli tutto il virtuale e puoi avere un’ottima vita, togli tutto il reale e ti sfido a dire: “Wow, che vita meravigliosa che ho!” solo di mondo virtuale. Penso che sia meglio un rapporto con due amici anche scalcagnati ma fisici, piuttosto che avere dieci (ma anche cinque) amicizie di grandissima intensità spirituale sul web. Perché – per come la vedo io, ovviamente – siamo e rimaniamo fortunatamente esseri umani fisici e l’esperienza anche fisica (i cinque sensi) è per noi fondamentale, senza di essa non c’è una vera conoscenza. Se poi vogliamo essere idealisti (nel senso filosofico), io in effetti penso che Hegel per certi versi impazzirebbe di gioia se vedesse come ci siamo ridotti.

  8. Certo, non l’ho preso come un giudizio 🙂
    Resta però il fatto che, mentre sono d’accordo sul fatto che siamo esseri fisici e “non si vive di solo virtuale”, non concordo sull’idea che senza l’apporto del contatto fisico non via possa essere vera conoscenza dell’altro, nè relazione degna di tale nome – per me una relazione in rete è sostanziale quanto una fisica, non dico “reale” proprio perché non lo è a mio parere di meno.
    Non so poi cosa ne penserebbe Hegel, so che io idealista non mi definirei…
    … piuttosto, perché scrivi di non fare testo?

    Ciao!

  9. Scrivo di non fare testo perché… a me le persone piacciono. Un sacco. Anche quelle rompipalle, anche quelli che non vorrei comunque avere come amici, anche quei volgaroni che dici: “Oddio!!! Ma da dove viene fuori questo/a qui???”. Perché l’umanità è così e io la accetto. Nelle forme più svariate, comprese quelle insopportabili. Mi piace relazionarmi anche con gli insopportabili. Nessuno può rovinarmi la giornata (neanche l’impiegato più maleducato o il collega più ottuso), tranne me. Mi piace pure la mischia. Hai presente quella (orrida, a mio parere) affermazione per cui Sartre è noto ai più (che tristezza essere ricordato per una cosa del genere)? “L’inferno sono gli altri”. Ecco, per me vale il contrario. Per me “il paradiso sono gli altri”, mentre l’Io solitario spesso è un inferno. E in questi “altri” ci sono appunto anche gli scassapalle di cui sopra e i rozzoni, quelli la cui sensibilità è millemila km lontana dalla mia. Perché pensavo a quel discorso che fate tu e Guchi e che appartiene a molti; anche a me è appartenuto, in un periodo (orrendo) di “pausa della mia socialità” vissuto attorno ai 19-20 anni: cioè l’idea di avere una sensibilità particolare che non riesce a trovarsi bene nella “folla” ma che cerca spiriti affini, anch’essi – per forza di cose – poco visibili, spersi chissà dove e che in effetti, ora che c’è internet, è più facile trovare. Ok, la sensibilità. Ma perché devo cercare solo spiriti affini? Io mi trovo bene con persone di tutti i tipi. Non cerco qualcosa di me in un altro… cerco l’altro. Forse rispetto a quel periodo sono diventata meno “sensibile”, meno raffinata, più superficiale (sì, in un certo senso sono diventata più superficiale)… però mi preferisco così… allegra, curiosa, pronta a prendere tutto, in un mischione di persone diverse che frequento e che cerco nella vita reale, imperfettissime e sgraziate nella spontaneità della vita reale… come me 😉 Sorprendenti. Perché un’altra cosa è che la frequentazione reale è basata anche sull’immediatezza; non è che puoi stare sempre a costruirti il discorso, scegliendo il tono, le parole giuste. Sul web invece costruiamo i testi che parlano di noi, anche quando sembrano spontanei sono comunque il frutto di una costruzione di pensiero, mettiamo le virgole, i punti e virgola e magari qualche faccina espressiva. Ma la persona è anche (e forse soprattutto) in quelle espressioni del viso, in quei toni di voce, in quella gestualità che nessun segno su schermo può dare. E poi dai, la risata, ridere insieme, ridere che ti manca il respiro e ti fa malissimo la pancia e pensi: “Ma si può morire soffocati per il troppo ridere?”, ridere per niente e andare avanti insieme per mezzore… sul web non lo puoi fare (almeno, non credo). Sul web rifletti, cazzeggi anche, ma per iscritto… nella vita fisica ci sei, lì, “in presa diretta”, buona la prima, anima e corpo, al 100%… rozzo o sensibile… lontano o affine allo spirito di un altro… ma meravigliosamente umano. Io amo le persone… sì.

  10. Perdonami, stavolta rispondo a mo’ di elenco secco – so che potrei suonare risentita, ma credimi, non lo sono, è solo che ora come ora non ho voglia di sbattermi a metter giù un vero discorso (ho trovato il tuo molto interessante e tanto mi basta): mi preme giusto chiarire o ribadire alcune cose.

    Anche a me piacciono le persone.
    Mi piace l’umanità, e mi piacciono le persone, che sono cose un po’ diverse anche se con una radice comune.
    Amo il virtuale non per la comodità, non per la velocità o altro, ma precisamente per le persone e per le relazioni con le persone che mi consente di avere.

    Tuttavia, sono un essere estremamente selettivo: lo sono nel virtuale come nel quotidiano, in ugual misura.
    C’è differenza tra l’avere curiosità ed empatia verso gli esseri umani, rifiutando l’assioma di Sartre, e desiderare che qualsiasi essere umano di qualsiasi tipo abbia accesso alla propria vita, magari intima, intesa non solo come sfera di pensiero e sentimento ma come prossimità fisica e di azione.
    Non cerco affatto solo spiriti affini. Però di spiriti affini, che non sono una roba impalpabile ed eterea ma concretissima, ho bisogno; come tutti. Anch’io nel tempo ho sviluppato una migliore capacità di stare con l’altro, compreso l’altro meno simile a me, e vorrei fosse chiaro che non mi disturba l’imperfezione, la stranezza, la diversità. Sembrerebbe che io sappia adattarmi e voglia sostenere solo relazioni idilliache e fiabesche: eh, no.
    Non è così, scusa tanto, solo non vedo perché dovrei nascondere che ho necessità più peculiari e meno comuni rispetto alla media. Non c’è presunzione in questo, al massimo del sano realismo e del sano egoismo.
    La vita è fatta di tante cose, ed una relativa superficialità, anche nei rapporti, è bene abbia il suo spazio.
    Uno spazio ed un ruolo, però, per loro natura collaterali, come la malta rispetto ai mattoni: indispensabile, ma pur sempre secondaria. Un muro di mattoni senza malta è senz’altro inservibile, ma inservibile è meglio di insensato, e la malta da sola è questo: insensata.
    Io poi tifo per la leggerezza: la superficialità la accetto, non la ricerco di certo.

    Non ritengo affatto vero, inoltre, che sul web vi sia più artifizio (costruzione) rispetto alla vita quotidiana, fisica.
    Io non “costruisco” un bel nulla, qui, se con ciò intendiamo alterare, falsificare quel che sono. Posso meditare, presentare studiatamente me stessa, fraintendere ed essere fraintesa esattamente come – in modi diversi – lo faccio e tutti lo facciamo vis a vis.
    Ma ciò che ti può apparire particolarmente elaborato è elaborato e basta, non costruito ad hoc, poco immediato: se a qualcuno sembra che talvolta io parli come in un libro stampato, sappia che io Denise Cecilia parlo così, mi esprimo così, tendenzialmente sempre.
    E’ il mio modo di essere – punto, non il mio modo di rappresentarmi in rete.
    Sia nelle parole che nei contenuti, nei toni come nei fatti.

    Sì, tutto ciò che credi non sia fattibile attraverso la rete, uno schermo, il virtuale o che dir si voglia; invece si può fare e si fa. Continuamente, in ogni istante.
    Riaffermare la completezza dell’esperienza di relazione vissuta integralmente sul web non significa negare la specificità e la necessità del rapporto fisico e via dicendo. Significa dare a Cesare quel ch’è di Cesare.
    Posso comprendere che tu preferisca un’opzione all’altra, ma non posso avallare l’idea che il web sia, in quanto prevalentemente (e non esclusivamente) “scritto”, monco.
    In presa diretta ci siamo sempre, che lo capiamo o meno, che lo vogliamo o no: possiamo anche volontariamente schermarci finché ci pare; ma la realtà non possiamo occultarla più di tanto, nè eliminarla dal quadro.
    Virtuale E’ reale, e la somiglianza alla vita fisica è molto maggiore della differenza rispetto ad essa.
    Ciò che mi preme non è la forma di un rapporto, ma la sua validità: e non è dunque per presa di posizione che dico che alcune relazioni virtuali sono più valide, significative e profonde di molte di quelle “reali” che intrattengo, ciò accade piuttosto perché mi limito a constatare un fatto.
    Nessuna infatuazione o entuasiasmo ingenuo per una realtà alternativa usata come via di fuga: io amo la vita così com’è e non ne fuggo. La vita così com’è è fatta anche di persone, in rete, autenticamente in relazione.
    Poi si possono discutere finché si vuole le motivazioni, ma il fatto resta.

  11. Ma… io mica mi riferivo a te, a dire il vero. Era una discorso in generale che tra l’altro era partito dal commento di Guchi, ma non volevo implicare quello che hai detto (???), cioè che cerchi relazioni idilliache o che sei artefatta (ma ti sembra che potessi riferirmi a te su questo? O_0). “Costruito” intendo che quando scriviamo abbiamo il tempo di pensare meglio alle parole da scegliere, siamo più accurati (almeno, io lo sono), mentre spesso nel parlare andiamo all’impronta. Ma non sto dicendo che la scrittura sia falsa. In pratica il mio commentone di prima – comunque – era solo per dire che io non sono selettiva (non so perché…) mentre tu lo sei di più… da qui alcune differenze. E tra l’altro non voglio convincere nessuno, non penso che il mio punto di vista sia meglio del tuo o di quello di Guchi… è il mio e basta; sicuramente abbiamo avuto esperienze diverse col web e da qui anche la diversa idea che ce ne siamo fatta.

  12. Beh, hai parlato del discorso che abbiamo fatto io e Guchi; ma a parte questo più in generale mi sembra proprio, anche se scrivi che non era tua intenzione, che il tuo commento implichi sottintesa una netta opposizione di vedute, e non solo un mettere l’accento sul nostro essere più o meno selettive.
    Magari è un’impressione mia o magari è uscito fuori così; ma mi è difficile prendere alcune tue affermazioni a puro titolo di descrittivo, e non come una risposta a quanto detto in precedenza. Lo ripeto e sottolineo, non dico che ci sia nulla di personale nelle tue parole, però ci vedo senz’altro una chiara presa di posizione rispetto a ciò di cui parliamo: non un giudizio, ma una valutazione di merito.
    Non mi è sembrato che per te i due punti di vista possano essere equivalenti (in effetti io non li considero tali).
    Perciò mi è sembrato naturale replicare puntualizzando.

  13. Sì, la tua sintesi è corretta quando dici che abbiamo due visioni molto diverse su questo argomento e che nella mia opinione non c’è però un giudizio verso chi – su questa cosa – la pensa diversamente da me. Io mi sento bene con la mia visione e tu ti senti bene con la tua (e non le giudichiamo equivalenti… ma soggettive sì, però). Amen… 😉 E’ vero che sono partita dal discorso di Guchi ma il mio discorso era generale e non riferito a te o lei, primo perché non vi conosco così bene, secondo perché è un genere di discorso che sento fare spesso e, qui do ragione a te, nel mondo del web tanto quanto nella vita reale. Quindi il mio era un discorso da persona non selettiva rivolto alle persone selettive, ma senza che vi sia implicito un giudizio su chi sia nel giusto. Come ho detto all’inizio, “basta che funzioni”, ognuno trovi il suo equilibrio in base anche alle sue esperienze di vita (io per es., al contrario di te, non ho mai vissuto rapporti virtuali profondi con persone che restano virtuali, se li avessi vissuti parlerei forse diversamente). Tuttavia, una pulce nell’orecchio si può sempre mettere… e come voi l’avete messa a me, io ho provato a metterla a voi… 😉 Tutto qui 🙂

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