A passo lento

Nella mente procedo a passo lento, raccogliendo nuove idee o riordinando quelle già di casa. Il passo nelle gambe invece parte abbastanza convinto, per poi consolidarsi ed arrivare persino a qualche punta di entusiasmo: parte lo sprint, approfondisco il respiro e tengo duro ascoltando il cuore che bussa contro la cassa toracica fino ad un certo segnale stradale, o una casa che mi piace – poi torno alla norma.
Nuovamente senza macchina fotografica, uscita di corsa per non tardare e bermi il sole finché c’è, rimpiango già prima che le abbattano le vecchie costruzioni grigie che in tempi lontani qualcuno ha ribattezzato Piccolo Giappone. Un saluto ad un portone mezzo marcio che a breve non vedrò più, alla tintoria con la sua insegna giallo su bronzo, ai calcinacci che sventolano la resa.
Un altro edificio scomparso mi occupa il pensiero quando termino il solito giro di andata, sfilo nel quartiere della mia infanzia e di fianco a ricche ville a me familiari come zie tutte agghindate nelle immagini del secolo scorso, a giardini ed aiuole che a me sembrano quieti e fioriti di magie come solo i giardini delle favole e dei romanzi, al benzinaio ed al carrozziere che mi rimandano in una sfumatura la presenza di mio papà. Era anch’esso grigio, sbarrato da anni ed abbandonato; e ora ha preso il suo posto un blocco squadrato e sopraelevato bianco, una sorta di palazzo dalle pretese avveniristiche illuminato a giorno e pieno di orgoglio malcelato.
Il campo che posso osservare sulla mia destra mentre proseguo lungo un percorso alternativo, tra le case di Chinatown e la rivendita di ulivi, farà la stessa fine. C’è già un cartello che invita a prenderne possesso e cancellarlo.
A me basterebbe – come fosse poco! – riuscire a raccontare quello che c’era e c’è. E quel che ci ho vissuto dentro. Ho paura di non arrivare ad essere pronta, per questo, mai.
Ma intanto ho bruciato preventivamente la pizza che in questo preciso momento è in viaggio verso casa, calda. Ed ho calcato ancora una volta i piedi sulla mia terra, quella odorosa di marzo e di erba falciata e quella che nel ricordo sa di rose e di vento leggero.

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6 thoughts on “A passo lento

  1. Dovrei davvero decidermi a copiare certi tuoi, vostri commenti e tenermeli da parte per non avere scuse, quando mi sembra di non avere niente da dire. Grazie fanciulla, un abbraccio primaverile.

  2. Ho letto questo e ho pensato a te e a questo tuo post.
    Fallo, salvali quei posti nelle tue parole… almeno resteranno vivi. Mio padre fin da quando io ero piccola mi ha sempre incitata a tenere nota di tutto, e a rappresentare nella mia scrittura i luoghi e le cose e le persone e le vicende che amo, “se no dimenticherai tutto”. L’angoscia che mi metteva… ma aveva ragione lui.

  3. E’ vero, non ho dimenticato tutto, ma ho dimenticato molto.
    Quasi da un anno all’altro, a ben pensarci.

    Certe fattispecie reali non le recupererò più alla memoria, ma spero di rendere almeno il loro senso anche sotto spoglie diverse ed inventate.

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