Compromesso / Comprensione

Non è in sè una cosa particolarmente sbalorditiva, ma quando la noti fa impressione comunque.
Può capitare di leggere un libro (ma potrebbe essere un film o telefilm, o altro ancora) e vedere che vi si parla di aborto con una disinvoltura che non mostra una vera o presunta libertà di autodeterminazione, ma piuttosto mostra un’indifferenza ed un distacco ben lontani dalla realtà dell’atto. Un’incoscienza ed un ottundimento dei sensi, della ragione che scopri appartenere anche a te – se non come una costante, come un scimmia culturale che tende a riaffiorare volentieri dalle acque in cui pure l’hai annegata.

Può anche capitare, all’inverso, di avere a che fare con un prodotto che per non offendere gli sforzi di chi l’ha pensato e creato definirei mediocre sotto svariati aspetti, e che tuttavia a chi ha la pazienza di guardarlo (è infatti ad un filmato da me visto negli ultimi giorni che mi riferisco) mette davanti alcune semplici, ma forti verità.
Un feto è già a tutti gli effetti un bambino.
E quando un bambino “lo si porta”, bene o male che ci faccia sentire la frittata è fatta, come si suol dire: una nuova vita è in atto, noi la riconosciamo e sentiamo, e siamo madri – non si torna indietro. Nemmeno abortendo: saremmo donne che hanno perso, per di più volutamente, un figlio.
Due mali non fanno un bene, e capirlo in tempo ci salva dal soffrire più di quanto, eventualmente, non siamo già destinate a fare.

Mi capita abbastanza di frequente di riflettere sulla (mia) (non)maternità, sul fatto che non desidero avere figli e su come mi comporterei se mi trovassi in una situazione che sulla carta è senza via d’uscita.
Faccio il mio consueto giro della consueta collana di pensieri, e poi dal possibile torno al reale: alle volte in cui, impietosa, ho decretato che mia madre non avrebbe dovuto aver figli. Al ricordo di quando ho scoperto che una mia zia è stata costretta ad abortire. Alle domande su cosa ne sarebbe stato di me, di mio fratello e persino di mia madre stessa se ci fossimo tutti approssimati al mondo in quest’epoca, e non in quella già diversa di trenta, quaranta, sessanta anni fa.
Osservo mia madre, digrigno i denti per la rabbia che sento per tutto ciò che è nato, o diventato storto nelle persone della mia famiglia. Poi le accarezzo la mano mentre dorme perché è l’unico modo che ho per farle passare il massimo del bene che le voglio, e cerco di memorizzare ogni lineamento, spigolo, ruga, incavo per poterli descrivere più avanti mentre accarezzo ogni tratto del suo volto con gli occhi.
E alla fine mi sento una miracolata per essere al mondo. Una a cui è stato dato un intero mondo che potrebbe, molto facilmente, non aver nemmeno mai toccato.

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3 thoughts on “Compromesso / Comprensione

  1. sono una persona fondamentalmente abbastanza felice (adesso). tuttavia non ho mai smesso di pensare che se mia madre non mi avesse avuta sarebbe stato meglio per tutti, per me prima di tutto.

  2. Magis, qualcosa del genere, sì.

    Lise, idem per la prima parte.
    Sulla seconda, l’ho pensato, ed ho smesso.
    La mia famiglia così com’è è stata possibile solo a causa di una serie imprecisata di sbagli.
    Ma non è diventata essa stessa uno sbaglio grazie al fatto che nonostante tutto lo schifo ha creato amore.
    (Lo so, suona retorico, ma il succo del mio pensiero è questo).

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