Senso

Michele d'Avenia - L'altra faccia del peccato - marmo di Carrara cm 30x40 h 20

Il senso di colpa non è cristiano, cristiano è il senso del peccato.

Il senso di colpa è dettato dalla paura di ricevere una punizione o di vedersi sottrarre un piacere.
Il senso del peccato è dettato dal dispiacere per l’aver procurato dolore o danno ad una persona amata, ad un bene a noi caro, ad una gioia che poteva o potrebbe appartenere anche a noi.
L’uno somiglia dunque più ad un’ingiustizia percepita, reale o meno che sia, l’altro ad un senso di rovina della bellezza che pure esisteva.

[opera in marmo di Carrara di Michele d’Avenia;
L’altra faccia del peccato]

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3 thoughts on “Senso

  1. personalmente, cara C.D., ritengo che la colpa sia una condizione, un modo di sentire se stessi, mentre il peccato è più un atto esplicito, l’azione realmente accaduta; per esempio in Kafka, il protagonista spesso è immerso nel senso di colpa, che è anche oscuro, inspiegabile, quasi comico, mentre il peccato è un agire preciso, una trasgressione palese d’una legge; puo’ esservi infatti chi pecca senza sentirsi in colpa.

  2. Lise: ecco, potremmo chiamare questo un esempio di peccato.
    Laddove, brevemente e giusto per spiegarmi, si intende che il peccato è ciò che allontana l’uomo dall’altro uomo, e da Dio, nel cuore e nel sentire, come risultato di un agire non conforme al bene (ciò che è bene per l’uomo, sempre). Non un qualcosa che sia giudicato cattivo, insomma, come comunemente sottintendiamo, ma un qualcosa che fa stare male. La differenza sembra labile ma c’è, e si sente.
    Peccato è anche, in generale, una mancanza. Una distanza. Un bene non andato a segno.
    “Senso di colpa” è certamente una locuzione più diffusa, e come aiuta a comprendersi dà però anche adito a facili fraintendimenti. Ho provato a lanciare un amo per differenziare i concetti, aiutata da don Mauri.

    Diego: un peccato nel senso più elementare è certo un atto, ma lo “stato di peccato” – che potremmo tranquillamente, io credo, definire anche inferno – ugualmente esiste. Uno stato ed un sentire, come scrivevo a Lise, determinato dall’atto che ne è in fondo l’origine e la modalità con cui si reitera e mantiene.
    Quanto al fatto che vi sia chi pecca senza sentirsi in colpa (genericamente parlando), temo sia un’idea errata.
    Se il senso di colpa, o di peccato come sarebbe meglio dire se non ci riferiamo soltanto ai dettami di una società ma alla voce della coscienza, non ha appunto voce i casi sono due:
    non stiamo affatto commettendo peccato, nonostante magari vi sia chi lo sostiene;
    siamo anestetizzati e non sappiamo ascoltare l’evidenza.
    Drastico.

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