Modi per far decrescere il ricorso all’aborto

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Non mi piace che si riconosca la sindrome post-aborto, ma non il fatto che una donna può subire gravi conseguenze (con rischio rispetto alla propria salute psicologica o mentale) a causa di una maternità che non ha i mezzi per affrontare (e no, non sempre i mezzi li si può recuperare, nè sono soltanto economici).
Però, fatta questa precisazione, quanto si scrive qui è una triste realtà. I modi di contrastarla che indica vengono spesso colpevolmente tralasciati o persino negati nella loro legittimità. E chi rimane fregata è la donna che si pretende di aiutare!

Personalmente e professionalmente mi preme riportare il punto 5:

Strategia 5: ripristinare il rispetto per la vita umana e per l’obiezione di coscienza.

Occorre un impegno anche politico verso il pieno riconoscimento del diritto fondamentale alla vita, il primo di tutti i diritti e per l’obiezione di coscienza dei medici e farmacisti. La vita umana è sacra per tutti, è l’unico vero bene che abbiamo e occorre difenderla dal concepimento fino al suo termine naturale, ognuno deve anche avere il diritto di rifiutarsi di compiere un omicidio, senza alcuna discriminazione lavorativa. Occorre un’educazione sociale, ma anche la politica dev’essere coinvolta. Per questo è importante firmare e invitare tutti ad aderire alla campagna europea “Uno di noi”, per sottolineare il riconoscimento giuridico dell’embrione.

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6 thoughts on “Modi per far decrescere il ricorso all’aborto

  1. Non starò qui a elencare i motivi per cui non sono d’accordo sulle premesse esposte qui sopra, a proposito della contrarietà all’aborto (che, come tutti gli interventi medici, soprattutto se invasivi, è meglio prevenire), perché non mi sono dato il compito di cambiare idea a nessuno, sull’argomento.

    Tuttavia, se l’obiettivo è “far decrescere il ricorso all’aborto”, lo scenario prospettato da chi desidera di fatto l’abolizione della 194 non dà molte garanzie in questo senso. Tra l’altro – aggiungo – se davvero dovesse malauguratamente succedere che l’aborto venga vietato, ciò inciderebbe con molta probabilità anche sulla già traballante situazione in tema di profilassi anticoncezionale, con conseguenze immaginabili.
    Certo, c’è sempre l’astinenza, ma io non ci farei troppo affidamento, conoscendo gli umani.

    Saluti

    P.S.: tutto sommato gradevole il post sull’ateismo, anche se non farebbe male aggiungere qualche precisazione (no, non intendo farlo, perché sono certo che risulterei troppo pedante).

  2. Ciao Marcoz.

    Preciso che “far decrescere il ricorso all’aborto” è un titolo che ho pensato io, in quanto coincide con quello che idealmente è il mio obiettivo.
    Come giustamente noti, la prospettiva degli autori del pezzo che ho linkato, anche se non dichiarata (ma ricavabile da almeno un passaggio nel testo) è un po’ diversa, ovverosia si pone l’obiettivo di eliminare la legge 194 tout court: assumendo che l’aborto terapeutico sia non una circostanza che, pur meno frequente di quanto vi si ricorra di fatto, sussiste, ma un falso, un espediente cui non corrisponde alcuna situazione reale; è evidente che l’utilità della legge stessa viene a cadere.
    Non così per me, come ho voluto specificare.

    Detto questo, mi spiegheresti meglio in che senso il divieto di aborto inciderebbe sulla profilassi anticoncezionale?
    E in che senso la consideri “traballante”?

    A proposito dell’altro post, grazie.
    Gradevole sembra un aggettivo più adatto ad una qualità di thé che ad una qualità di pensiero, ma è un aggettivo… gradevole 😉
    Sarei tentata di chiederti ugualmente di esternare le tue precisazioni, ma a quanto pare ad essere pedanti siamo in due; e forse non è questa l’occasione migliore, o necessaria, per prendere l’accetta e spaccare il capello.
    Sta bene.
    Se vorrai commentare oltre, o altro, sei il benvenuto (fra l’altro, posso chiedere?, come sei giunto qui?).

  3. Denise,

    innanzitutto chiarisco che considero la 194 una buona legge; lo penso perché rappresenta un ottimo compromesso sociale, dato il contesto e l’eredità storico-culturale italiana, e non perché la consideri una legge ideale. Infatti, sarei personalmente ancor meno restrittivo per principio. Per me, se una donna rimane incinta e non vuole portare avanti la gravidanza, può abortire tranquillamente, a prescindere da reali o inesistenti rischi per la psiche e per il fisico.

    Ma veniamo al punto.
    Con l’eliminazione della 194, e gli immaginabili giri di vite che ne deriverebbero, si può ragionevolmente ritenere che l’aborto sarebbe consentito solo ed esclusivamente in situazioni di (evidente? imminente?) pericolo di vita della donna, con la conseguenza di un ricorso a metodi alternativi e il verosimile arricchimento dei ginecologi svizzeri. Ma uno scenario di questo tipo non avrebbe solo influenze sulle dinamiche del fenomeno e sul traffico oltre frontiera, perché la vittoria del fronte c.d prolife comporterebbe risvolti sul piano politico e culturale pure sull’altro aspetto che riguarda da vicino la sessualità: la contraccezione, appunto. Non è balzano ipotizzare, quindi, un peggioramento della situazione sia a proposito delle gravidanze indesiderate che, come dicevo, della prevenzione. Ricordo che stiamo parlando dell’Italia, un paese fanalino di coda ancora nel 2012 (se non ricordo male) a proposito di informazione sui sistemi contraccettivi, dove ad andare a pronunciare la parola preservativo in tv si rischia l’ostracismo per qualche anno.
    È un quadro verosimile o un pendio scivoloso? Spero di non avere mai occasione di scoprirlo (io, a differenza di Al Pacino, non coltivo il desiderio di avere sempre ragione).

    L’articolo sull’a teismo è gradevole perché espone alcuni concetti (in maggior parte rispettabili e condivisibili) con fermezza e allo stesso tempo con una certa grazia.
    Aggiungere qualche considerazione? Magari lo farò in un’altra occasione. Purtroppo sto esaurendo il tempo per il cazzeggio internettiano a mia disposizione, che in questi giorni ho in parte speso anche da “il pubblicano” Ago 86, dove ho scoperto l’esistenza di questo blog.

    Buona serata.

    (vado di fretta e non ho riletto con attenzione, chedo venia per gli errori)

  4. Capisco.
    Non mi pronuncio sulle prime conseguenze di cui parli, ti dirò però che, personalmente, non trovo altrettanto verosimile che la contraccezione possa venire messa in crisi o a rischio da un’eventuale inversione di tendenza in merito alla questione abortiva (che poi, questo sì, darebbe al fronte pro-life maggior peso anche su cose collaterali).
    Posso ipotizzare al massimo che si sviluppi da parte di sanitari e farmacisti cattolici una certa coesione ed una estesa pratica dell’obiezione a vendere anticoncezionali; ma persino in tal caso non vedo un concreto problema per la popolazione, se non in una già esistente e diffusa ignoranza e poca dimistichezza coi temi di salute (che non dipende dal Vaticano, nè soltanto da media ed istruzione, ma in primis dagli italiani stessi e dalla loro… pigrizia mentale).
    In proposito avevo scritto qualcosa qui:
    https://semedisalute.wordpress.com/2012/07/04/elogio-del-buonsenso/
    Di fatto, nonostante come detto l’obiettivo dei pro-life sia spesso, in ultima analisi, l’abolizione della possibilità di abortire; l’articolo che linkavo suggerisce proprio qualcosa di meno drastico e più efficace: portare le persone ad una comprensione diversa dell’atto e quindi ad una scelta differente; per quanto possibile. Non facile, ne convengo, ma l’alternativa all’aborto libero non dev’essere per forza un aborto nascosto, disperato, oppure oltre confine: l’alternativa può essere semplicemente cambiare idea.

    (Non so perché WordPress ti abbia messo in moderazione, ho impostato che venga moderato solo il primo commento di un nuovo utente. Vabbeh).

    Buona giornata, anzi a questo punto buon pomeriggio (presumibilmente di pioggia).

  5. Il problema a mio avviso è molto semplice: proibire l’interruzione di gravidanza, riportarla alla situazione dell’illegalità precedente alla 194, significa fare un grosso regalo ai tanti che, seppur obiettori in pubblico, hanno fatto i soldi a palate con l’aborto clandestino. Sono abbastanza anziano da ricordarmi come andavano le cose prima.

    Io sono contrario, personalmente, all’aborto, ma l’unico modo per evitarlo è una seria politica sociale, di sostegno alla madre, al bambino, ai soggetti deboli della catena. Oggi l’aborto clandestino continua a macinare soldi a palate, specie nelle realtà marginali (prostituzione, prostituzione minorile) e in quasi tutto il sud d’italia. Togliere anche la 194 significa regalare altri soldi, altri lauti guadagni ai cucchiai d’oro, spesso obiettori per convenienza, salvo poi «lavorare» di sottogamba.

    In ogni caso, su questa materia sovrebbero esser fatti referendum esclusivamente riservati al genere femminile, solo le donne possono capire questo dramma, noi maschi non possiamo, siamo inesorabilmente lontani dal comprenderlo.

    Io credo occorra pregare, amare, davvero amare profondamente tutte le madri, e non usarle per la propria schifosa propaganda integralista.

    cara CD, l’aborto è un dramma, non lo si puo’ inquadrare come un qualunque altro tema sociale, è una questione a sè

  6. Come sai, io non sono per rendere illegale l’aborto, anche se la situazione di fatto è ben lontana dal corrispondere a quanto auspicato dalla 194 e dunque dall’essere soddisfacente, per me.
    Mi preme, come da titolo, ridurre il ricorso all’aborto e non renderlo impossibile o peggio rinfocolarne l’attuazione in clandestinità – anche se come tu stesso rilevi la clandestinità non dipende solamente dalla legalità dell’atto; e d’altra parte ritengo che su questo rischio pesino non solo condizioni oggettive di necessità ma anche la responsabilità soggettiva di chi, semplicemente, sceglie in tutta libertà di fare comunque e ad ogni costo ciò che non le è permesso, e si disinteressa delle conseguenze dei propri atti.
    Se ridurre in modo efficace ed il più naturale possibile è l’obiettivo, conta quel che tu scrivi, cioè una giusta politica sociale di sostegno, ma conta altrettanto il fare cultura, sia coi singoli sia con le società. Tutti i sostegni economici, di strutture e di assistenza che si possono migliorare o incrementare, per quanto indispensabili, basteranno solo a quelle donne che non desiderano abortire e chiedono esplicitamente aiuto per supplire alle proprie difficoltà. Ma non cambieranno di una virgola le convinzioni e le spinte che permettono, oggi, ad una donna di fare sostanzialmente quello che vuole perché lo vuole e basta, o perché ha una visione distorta del proprio bisogno, o ancora (e non so cosa sia peggio) perché abortire non è un’estrema ratio ma una possibilità fra le altre, equivalente alle altre.

    So che esistono “professionisti” che obiettano e poi praticano aborti clandestini (ciò che auspico per loro non avverrà mai in Italia, purtroppo).
    Mi chiedo però se ho inteso male io oppure è possibile anche, per un medico o infermiere o quel che sia, lavorare nel pubblico da obiettore e al tempo stesso assumere incarichi in cliniche private (ovviamente, non obiettando).

    Quanto ai referendum o comunque al diritto di decidere in merito che tu riserveresti esclusivamente alle donne, come ricorderai mi ero già espressa in questo commento ad una precedente discussione (uhm, dovrei forse mettere anche quella in primo piano temporaneamente):
    https://semedisalute.wordpress.com/2012/07/25/discussioni-sull-aborto-abortite/#comment-3921
    … dove affermavo di trovare improprio fare dell’aborto una questione che riguarda la donna ed esclude il padre, per quanto anch’io ritenga che la decisione ultima spetti alla prima. Aggiungo ora che trovo altrettanto improprio considerarlo, se non eminentemente un fatto privato, una cosa a sè.
    In che senso e in che modo? Dramma lo è senz’altro: dovremmo perciò nasconderlo dietro una tendina, permettendo ancora maggiori abusi? La donna non la si protegge e tutela certo facendosi da parte.
    Ma so che non è tua intenzione chiudere la bocca a nessuno: solo, oltre a pregare per le madri (tutte, anche coloro che non lo sono concretamente diventate) trovo imprescindibile lottare perché il potere delle stesse (sui figli e sul padre) non sia totale ed intoccabile.
    Mi spaventa l’idea di porre dei limiti, che in molti senza dubbio sfrutterebbero per umiliare le stesse donne che oggi sono lasciate spesso allo sbando. Tuttavia l’integralismo non sta solo dalla parte di chi parla di assassinio con cattiveria. Sta anche dalla parte di chi si fa paravento con il dilemma delle donne per giustificare i propri capricci e la propria arroganza.

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