Storicismo e progressismo

Storicismo, ovvero: la Storia (quasi un essere senziente) fa il suo lavoro inesorabile, percorre le proprie strade precise, certe e inevitabili – seppure non sempre leggibili con chiarezza all’osservatore comune -, diretta verso il proprio destino, che è, s’intende, un destino di progresso, di elevazione a perfezione della società, di risoluzione dei suoi problemi per mezzo di una data formula (mi verrebbe da dire “magica”, ma non renderei giustizia alla magia per come la intendo) che possa sciogliere i dilemmi nascosti nel cammino umano.
Per dirlo e definirlo con Claudio: la Storia è destinata ad andare proprio così e giammai cosà, perché le magnifiche sorti e il Sol dell’Avvenire e il Progresso, signora mia, il Progresso. Maiuscole mie.
Vi invito, se l’argomento vi interessa, a leggere i due post (e i link, e i commenti!), il primo da cui ho tratto queste ironiche parole ed il secondo, appena più recente, a proposito più esattamente del progressismo e in specie del progresso – vero o, secondo l’autore, presunto – rappresentato dai matrimoni omosessuali:

HistoryOfAll-AllisHistoryTutto ciò, in realtà, solo a mo’ di introduzione ad una bella citazione che ho letto – e vi ri-cito a mia volta – in Esoterismo e politica di Giorgio Galli:

[…] oggi molti storici convengono su una fondamentale questione: cioè che la storia – e ciò contrariamente al celebre aforisma divulgato da una certa scolastica storicista – non solo di possa, ma addirittura si debba pensare al condizionale – con i “se” e con i “ma”, perché soltanto così ci si mette in grado di valutare la pluralità di strade che momento dietro momento si sono presentate ai protagonisti del passato, per rendersi conto di come, di volta in volta, si siano compiute certe scelte.

Parole che si trovano in Il ritmo della storia, di Franco Cardini.
E che (se non anche per Cardini, del quale non so) per me s’accordano senz’altro con una Provvidenza che guida e accompagna “comunque vada”, ma non forza il corso della storia, lasciando poi al libero arbitrio delle persone e delle società scriverla in modo più o meno fantasioso.
Non è un caso, d’altra parte, se ho difficoltà ad approcciare la fantascienza, ma adoro la fantapolitica-fantastoria.

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2 thoughts on “Storicismo e progressismo

  1. Io, cara CD, ho maturato la convinzione che, nell’indagare il passato, ognuno lo fa indossando «gli occhiali» del suo presente. Faccio un piccolo esempio: immagina di essere lungo la trafficata strada trumpilina, fra Brescia e Gardone, ad aspettare una corriera. Mentre rombano le auto, i camion, le motorette provi a immaginare come poteva essere quella strada, tracciata dai romani, in pieno medioevo. Un silenzio, al massimo qualche scalpitìo di zoccoli, l’aria pura, la bellezza della valle della Mella che scende verso la pianura. Ovviamente non pensi alla fame, alle carestie, alle epidemie, alla vita stentata, al gelo dell’inverno, alle tante scomodità di quel tempo lontano, ma sei presa dalla dolcezza di quel silenzio, rispetto al fracasso e alla puzza della strada odierna. Questo per dire: il passato lo leggiamo e lo percepiamo con gli occhi del presente. Un caro saluto, dal presente.

  2. A dir la verità ho immaginato tutt’altra scena. A dimostrazione di quel che scrivi, cioè che, è chiaro, ognuno legge la realtà – e in essa la storia – con lenti particolari.
    Ciò però non ci impedisce del tutto di cogliere quali possono essere state le discriminanti, oggettive-situazionali e nondimeno soggettive-personali, che hanno indotto in taluni casi i grandi della storia ad una scelta piuttosto che ad un’altra.
    E quando non è possibile individuarle, è però possibile indagare in decorsi e universi alternativi, non solo per gioco ma anche per concreto allenamento all’analisi del proprio tempo e più ancora alla scelta oculata per sé.
    Parte del fascino della storia sta nel fatto che, intuiamo, sarebbe bellamente potuta andare in tutt’altro modo.

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