Autismo, vaccinazioni ed altri mostri

In realtà stavo per girare, come faccio quasi sempre quando in TV si parla di disabilità. Poi mi sono detta, provo a sentire l’attacco dell’ultima intervista barbarica (qui la precedente) a Franco e Andrea Antonello e passo rapidamente su Cielo. Alla fine sono rimasta e me la sono vista tutta; è stato meno difficile di quel che temevo.
Non so se sarò altrettanto forte, prima o poi, per leggermi anche Se ti abbraccio non aver paura, il romanzo di Fulvio Ervas che – se ricordo bene – si basa sulla loro storia di padre e figlio (o forse è persino una biografia?).
Ad ogni modo, la spinta per scrivere stavolta viene da una parte collaterale, marginale ma non per questo meno tosta, della conversazione tra Franco e la Bignardi (che adoro, lo scrivo en passant). Ovverosia dal momento nel quale s’è toccato il tema vaccinazioni come possibile concausa di autismo.
Ora, io non intendo entrare nel merito di questo complicato e duro discorso, nè fornire precisazioni all’affermazione che sto per fare. E non per mancanza di argomenti ma, diciamolo chiaro e tondo, per pavidità. La mia esperienza in campo sanitario, sia come familiare e paziente prima, sia come studente e semi-professionista poi, racconta una storia decisamente poco felice: in buona sostanza, su questioni controverse quali l’autismo e la sua possibile correlazione con alcune vaccinazioni pediatriche la faciloneria regna sovrana, e i genitori che tentennano oppure scelgono di non vaccinare (anche a titolo cautelativo) i propri figli nel migliore dei casi rimangono inascoltati nel loro bisogno di approfondire, nel peggiore vengono demonizzati, sbeffeggiati, trattati malamente.
I motivi per i quali ho lasciato definitivamente l’università (frequentavo per altro un corso, quello in Assistenza Sanitaria, che mira alla formazione di personale sanitario non medico con specifiche competenze vaccinali) e la sanità in generale vanno molto oltre, non si limitano a questo problema. Che, però, ha contribuito non poco a farmi risolvere per l’addio definitivo. Al di là di rischiose illusioni e ingenui idealismi, non è da martiri o da pazzi sostenere che per essere veri sanitari occorre avere buon cuore ed intelligenza, se non (meglio ancora) una vocazione. E chi, pur senza grandi doti e grandiosi risultati da sfoggiare, queste qualità le ha (e non può soffocarle neppure volendo) nell’ambiente ci si trova male, peggio che a far l’impiegato-schiavo in qualche ufficio gremito di buzzurri.

autismo - come dietro un vetro

Ebbene, ecco: non è vero che la correlazione vaccinazioni-autismo è stata dimostrata essere un falso scientifico, una tesi priva di fondamento. E’ vero casomai che, se tale correlazione esiste, non è provata in via definitiva nè tantomeno è chiaro in cosa consista. E l’ho detto, una volta. Con quale conseguenza? Fiumi di acidità ed egocentrismo. Mica per difendere le posizioni della propria categoria o una presunta verità, eh, solo per non dover ammettere di essersi comportati superficialmente nei confronti di una madre incerta sul da farsi.
Ciò che non ho potuto (voluto) esprimere pubblicamente in classe, ben consapevole che mi sarei attirata nient’altro che sarcasmo e disistima, è questo: io credo che una correlazione tra vaccinazioni pediatriche (con particolare riferimento all’ormai nota MPR) ed esordio autistico possa esistere eccome.
E che su questo terreno di scontro il peggior nemico di bambini e famiglie non sia nè un oscuro complotto ad opera di case farmaceutiche avide e sistemi sanitari corrotti o burocratizzati (che pure abbondano), nè l’ostinazione di folli genitori ignoranti e incuranti del bene comune. Ma, semmai, il menefreghismo spinto, che spesso sfocia in negligenza, di uno stuolo di operatori mediocri.

Mi scuso con i lettori se chiudo i commenti, ma non me la sento davvero di aprire un dibattito su questa cosa, ora, qui.
A ciascuno, genitori di passaggio compresi, valutare se mi ritiene degna di credito o meno: il rospo, però, è bene che gracidi e non che rimanga in gola. Io non sono un’antivaccinista, al contrario, ma mi piace dire ciò che penso per intero, non a metà. E, purtroppo, ciò che penso è che vaccinare non sia una pratica sicura quanto dovrebbe; e lo ripeto: non solo per i vaccini in sè, ma soprattutto per il contesto ed il modo in cui vengono somministrati, per la scarsa attenzione e tutela che viene garantita a chi vi si sottopone.
A chi si trova nel dubbio, molto semplicemente e considerato che, fortunelli, noi italiani in media abbiamo una copertura sufficiente a non farci gridare all’emergenza; suggerirei di prendersi del tempo e cercare di informarsi nella maniera più ampia e serena possibile.
In molte regioni anche le vaccinazioni un tempo obbligatorie sono, ora e per ora, facoltative; e prego tutti di non farsi fregare e non sentirsi costretti. Meglio, nel caso, rimandare. Per cambiare idea e vaccinare, anche ad età più avanzate rispetto ad alcune patologie, c’è tempo. Per tornare indietro dopo aver fatto una cosa di cui si è poco convinti, no.

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