L’orrore! Come affrontarlo?

Approfittando del fatto che stamane ha infuriato un temporale e l’aria s’è fatta temporaneamente autunnale, mia mamma ha pensato bene di aprire le ante di tutti gli armadi della camera che è stata di mio fratello, ora fondamentalmente un archivio-magazzino, e del corridoio.
E come per il colonnello (?) Kurtz in Vietnam, nel mio cuore s’è spalancato l’orrore: quintali di vestiti del tutto inutilizzati da anni, grosse scatole zeppe di biancheria per la tutti gli ambienti della casa, accessori e piccoli elettrodomestici stipati qua e là.
Per tre quarti, oggetti che nemmeno nel più remoto futuro anteriore lei ripescherà da quei recessi, men che meno lo farò io (se non per liberarmene).

Ora, consapevole di non poterci fare molto al momento, questa visione da shock mi ha comunque rinnovato la chiara cognizione di quali sono alcune delle più importanti questioni, quando non vere e proprie sfide, che personalmente ho da affrontare.
Oltre ai succitati vestiti e biancheria, più un lavoro imponente che un problema; ci sono le carte. Ammassi di carta (soprattutto appunti, ritagli da riviste e quotidiani, e poi documenti, cataloghi, opuscoli e ancora i tanti libri, non tutti così validi e necessari). Carte che si potrebbero legittimamente e leopardianamente definire sudate: infatti richiedono, sia nella compilazione sia nello smaltimento, tanta tanta fatica.

documenti-condominiE la strada verso la liberazione da una vera e propria dipendenza dall’appunto, dal calendario e dalla nota a margine per me è decisamente lunga. La domanda cruciale è: esistono metodi, suggerimenti, piccoli trucchi per sfangarla? Esiste qualcuno che, fra le tante possibilità di decluttering, si è cimentato in particolare con questa (naturalmente, disabituandosi a produrre troppi scritti piuttosto che limitandosi a buttare tutto, per poi ricominciare da capo)?
L’idea di non trovare un sistema davvero efficace per uscirne un po’ mi inquieta, anche perché questa storia va avanti da svariati anni. Certo sono lontanissima dal diventare una protagonista di Sepolti in casa, eh, però quanto starei meglio…

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5 thoughts on “L’orrore! Come affrontarlo?

  1. essendo impegnata (con estrema calma) nello sgombero di una casa intera ed avendo cominciato proprio dalla carta, ho deciso che in futuro organizzerò le mie cose in questo modo: facendo delle etichette su scatole e cartelline che indichino a chi resterà dopo di me se il contenuto va visualizzato e cernito oppure infilato direttamente nel cassonetto. il fatto è che ciascuno di noi conserva cose che hanno un senso solo per noi stessi; gli altri perdono tempo a controllare tutto, magari cercando chissà quali significati o tesori, ma senza trovarli. ergo, meglio risparmiare la fatica!

  2. Io ci ho pensato spesso… e mai sono riuscito ad individuare un “sistema davvero efficace”: finora, compatibilmente con lo spazio di casa, mi son “limitato” a montare nuovi scaffali (legno tagliato su misura dal falegname, in modo da consentirmi di utilizzare tutto lo spazio della parete, dal pavimento al soffitto), e ad acquistare nuovi armadi: sempre rigorosamente alti fin quasi a toccare il soffitto…
    (sigh…)

  3. Io ormai scrivo solo al pc o sullo smartphone, a mano non scrivo praticamente più (tanto che mi sto ponendo il problema opposto al tuo e cioè penso che dovrei impormi di ricominciare a scrivere qualcosa a mano), addirittura sono al punto che, mentre una volta mi copiavo su un quaderno le citazioni preferite dai libri che leggevo, ora o le sottolineo digitalmente sull’e-reader (in caso di e-book) o, nel caso di libri cartacei, le fotografo con lo smartphone e le archivio in apposita cartella digitale. Di carta sciolta in casa mia praticamente non ne gira più. Un consiglio per te (se non vuoi passare a questa mia drastica soluzione) potrebbe essere quella di usare, per i tuoi appunti, solo taccuini (tipo Moleskine) o agende; sono più comodi da riporre e non fanno l’effetto disordine&caos come i fogli o i ritagli sparsi.

  4. Un’altra cosa che faccio è, anziché scrivere degli appunti, registrarli a voce. Spesso invece di scrivere, che siano appunti pratici o cose più lunghe (io scrivo anche per lavoro), io mi registro e così ho dei comodi e immateriali file audio.

  5. @ Guchi:
    questo già lo faccio, anche se… non (sol)tanto pensando ai posteri, quanto alla mia salute mentale 🙂
    anche se aprendoli spesso so cosa contengono i singoli faldoni, la mia propensione all’ordine lo esige 🙂
    in ogni caso, se ipoteticamente dovessi ritrovarmi a scartabellare nei documenti di altri, non mi fiderei e non mi limiterei a smistarli secondo etichette e diciture. se parliamo di cose personali… certo, se si trattasse del mega-archivio, che so, di un’azienda innanzitutto ne affiderei la gestione quasi in toto ad altri. ma prima ancora, non mi metterei mai nelle condizioni di dover decidere cosa farne. per fortuna non ho di questi grossi inghippi.
    questione, anche, di curiosità 🙂

    @ Gustavo:
    oh, comprendo benissimo.
    io sono ultra-organizzata, e quelli che io definisco “ammassi” non sarebbero, per la maggior parte della gente, poi così esagerati nè in quantità nè tantomeno in (dis)ordine. anzi, spesso amici e vicini, quando capita che entrino nella mia stanza o ci buttino l’occhio, se ne escono con un classicissimo “wow, ma come fai ad essere così ordinata?!”. Sic.
    eppure, il punto è che in buona parte questo ordine fisico è una necessità, senza di esso semplicemente darei di matto. è sì una caratteristica banale di gestione dello spazio, ma anche una fissazione che mi garantisce benessere. proprio su questo ho bisogno di intervenire, ma naturalmente per arrivarci anche ridurre di molto la produzione di cose scritte è indispensabile.
    significa intervenire a “bloccare il rubinetto”… scrivere tutto mi fa sentire sicura, ma al contempo genera continui motivi di sovraccarico mentale.

    @ Ilaria:
    già me ne parlavi, e la trovo un’impostazione intrigante.
    non fa per me, però, per varie ragioni:
    – io sono intimamente cartacea. sto sfruttando molto più di prima il pc, ma c’è un limite, perché lavorare su carta mi permette più libertà corporea, l’utilizzo più libero dello spazio, una mediazione tra pensiero e scritto finale più ragionata (scrivendo e riscrivendo, abbozzando e rivedendo con mani, matita e penna sono costretta a porre più attenzione, a sprecare meno energie nei vari passaggi…) … e poi non rischio di lasciar andare alla deriva e finire per ignorare cose importanti nel momento in cui spengo il pc.
    e questo avviene, con buona pace di chi pensa che se una cosa è davvero importante non la puoi scordare. tzè;
    – già vivo con il pc acceso quasi tutto il giorno. pensare di essere vincolata ad uno strumento che non sia l’apoteosi della semplicità ed accessibilità (e la carta lo è) invece di togliermi un po’ d’ansia me ne crea in più. io rileggo i miei appunti, li annoto e li sposto in continuazione durante il giorno. la carta è immediatamente disponibile e facile, la tecnologia più avanzata no;
    – ho bisogno di allargarmi ed espandermi. le agende, anche se sono una tentazione enorme, non mi consentono di metter giù le parole in modo abbastanza chiaro e distinto, nè di avere quel colpo d’occhio che ho con i fogli sciolti davanti agli occhi. e soprattutto, mi constringerebbero a trascinarmi dietro tutti gli errori e le riscritture (a volte, riscrivo lo stesso foglio cancellando cose già fatte o aggiornate anche una decina di volte) invece di liberarmente mano a mano che procedo.
    in definitiva, la carta mi sta bene, non intendo sostituirla come mezzo, o comunque non primariamente. d’altra parte anche il decluttering digitale è una mia priorità. sto cercando casomai uno o più modi per ridurre, a monte, il flusso di note e notarelle che sento il bisogno di fissare – pena la confusione, l’ansia, la perdita di informazioni di rilievo. argh.

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