Poche idee, ben confuse.

«Cosa mi piace dell’Islam? Certamente il concetto di responsabilità individuale, la mancanza di intermediazione tra credente e Dio. Nell’Islam non esiste la confessione e l’imam non è certo un sacerdote».
Alessandro Paolantoni, 45enne romano

«Provengo da una famiglia non religiosa. Ho abbracciato il cristianesimo cattolico a circa 16 anni spinta dalla ricerca di un senso profondo dell’esistenza. Poi sono diventata musulmana, a 35 anni». Nulla di strano: «C’è continuità tra le due esperienze religiose e anche col desiderio di verità che mi animava prima. L’Islam rappresenta per me la maturità della fede, quella che confida totalmente in un Dio unico, senza bisogno di raffigurazioni […]».
Patrizia Khadija Dal Monte (oggi dirigente Ucoii)

[Fonte, l’articolo Convertiti d’Italia, da La Repubblica]

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4 thoughts on “Poche idee, ben confuse.

  1. Mmh… dovresti anche spiegare dov’è secondo te la confusione… per chi come me non sa nulla di Islam. In base alla mia ignoranza però la seconda affermazione mi suona comunque sensata mentre quella di Alessandro rappresenta un Islam che è il contrario di quello che (da ignorante) mi figuro io…

  2. Beh, non commentare e non spiegare è stata una scelta, non un caso.
    Non occorre conoscere l’islam, conoscere il cristianesimo è sufficiente per “trovare l’errore” nelle due affermazioni.
    In realtà poi ciò che dice Paolantoni sull’islam è corretto (non so come te lo rappresenti tu, ma non è detto vi sia contraddizione), lo sarebbe senza difetti se non fosse che lascia intendere una minor responsabilità personale nel cristiano rispetto al musulmano, secondo le rispettive dottrine. Ma una conoscenza carente del cuore del cristianesimo, non solo ma soprattutto per un convertito, mette a rischio anche la validità della scelta che si è fatta in favore dell’islam.
    Quanto alla seconda citazione, il problema, e piuttosto grave, è simile nel suo meccanismo e sta nell’ultima frase. Sensata sulla carta ma, di nuovo, errata nella realtà.
    Auguro a entrambi ogni bene, su tutti una fede forte, ma le premesse non sono promettenti.

  3. Gentile signora, la sua è una sentenza inappropriata per dichiarazioni di poche righe. Nessuno potrebbe salvarsi da un pregiudizio forte come il suo. Lei conosce a sufficienza l’Islam o lo giudica attraverso le lenti di un’altra fede?

  4. La mia non è una sentenza, tantomeno inappropriata, ma un’affermazione basata sui fatti.
    Fatti che concernono tanto l’islam, che sì, conosco a sufficienza, quanto il cristianesimo, che allo stesso modo non può essere bypassato o dipinto per ciò che non è.
    Valuto pertanto le religioni, e in particolare queste dichiarazioni che ad esse si riferiscono, non con pregiudizio ma al contrario con onestà.
    Poche o tante righe non fanno la differenza, la differenza la fa il contenuto.

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