Buro vs. Bio

E’ cosa nota che il termine burocrazia deriva dal termine Büro, ovverosia ufficio, della lingua tedesca.
E’ cosa meno nota, o meglio meno trasparente ed immediata da afferrare, che nelle società ricche prevale, di norma, la burocrazia sulla biografia delle persone che di essa fanno uso, o che ad essa devono sottostare per ottenere ciò di cui necessitano.
E’ meno trasparente ed immediata perché i vantaggi di cui la struttura della nostra società, in particolare nell’ambito del welfare, ci permette di godere velano e tolgono peso alla grande stortura che sottende le nostre operazioni e le interazioni con il pubblico, ciò che definiamo a vari livelli Stato.
La priorità, appunto, della burocrazia (interpretata rigidamente e compresa come fine a se stessa) sulla biografia; biografia che detta il senso ed il valore delle vicende e dei percorsi umani ai quali gli innumerevoli (forse troppi?) servizi disponibili si rivolgono, sulla carta.

E’ tutto un dimostrare, certificare, attestare e sezionare; come in un laboratorio di analisi, non certo come dovrebbe essere in una famiglia (e cos’è un popolo, pur organizzato in certe forme razionali, se non una famiglia?).
Nemmeno un apparato organizzativo ha senso e può funzionare (infatti il nostro funziona male) se la pura razionalità della gestione ignora e tralascia di costruire una relazione.

Così, io continuo a credere e tifare per lo Stato. Uno Stato che, però, non c’è: se non è morto, sta in esilio.
Non stupitevi perciò se comincio a contare su me stessa e su alcune ben selezionate persone, fino a un ben definito punto; e rifiuto ciò che a mio insindacabile giudizio non ha competenza nè intelligenza quanto bastano al mio scopo. Un pubblico mal fatto è peggio di un privato, magari personale arrangiato alla meglio.
Se non posso avere il giusto, farò in modo di avere comunque abbastanza. In certi casi finiscono per coincidere.
(E a proposito di “abbastanza”, vale non solo per l’avere ma anche e soprattutto per l’essere).

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