Provvidenza

Parafrasando don Gnocchi, fondatore di un’opera caritatevole in campo sanitario che oggi, insieme a molte altre di matrice cattolica, rappresenta un’eccellenza a 360°, col vostro aiuto e con quello della Divina Provvidenza, io spero di risolvere anche questo problema. Sì, quello di cui non ho comunque voglia di parlare, ma che intuibilmente coinvolge ancora una volta me e mia mamma.
Come già in svariate altre circostanze, ho notato una cosa che può essere definita coincidenza solo da chi non l’ha esperita direttamente, cogliendone le caratteristiche che vanno al di là dell’ovvio.
Ho notato che quando – più che chiedere aiuto – ho rimbrottato Dio per la prova che mi stava facendo vivere, così evidentemente (?) oltre le mie forze, dopo il solito lungo periodo di stasi durante il quale faticavo persino a pregare; Lui con tutta calma mi ha risposto. Mi ha dato un sollievo immediato, concreto, ed inoltre (cosa, si sa, più importante ma non scontata) mi ha riaperto gli occhi su un’interpretazione meno tragica e pesante della mia situazione di vita.
In particolare, ed ecco il vero miracolo, come Berlicche mi ritrovo ancora – come fosse la prima occasione in cui mi capita, sventata misera e smemorata umana che sono – a considerare che nonostante non ne capisca neppure lontanamente il motivo e l’utilità, questo dolore ne ha. Nonostante tutto.
(Beh, adesso in effetti ho la fortuna di capirlo, almeno in parte, o comunque di apprezzarne alcune conseguenze positive. Ma si provi a fare un discorso simile e sentirlo reale, quando si è in mezzo alla furia del ciclone…).

Perciò, prima di prendermela di nuovo con te (e succederà, come no), un grazie sarà bene che Te lo lasci.

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7 thoughts on “Provvidenza

  1. per intanto, la prima parole che mi viene in mente, di fronte al narrare di queste vicende, per metà innestate in fatti fisici, anche duramente fisici, e per metà interiori, cioè riguardanti l’elaborazione, l’esperienza soggettiva, il contatto con dimensioni esistenziali profonde, è la parola «rispetto»

    poi la dimesione del «sacro» è sempre fortemente soggettiva, anche se inserita in un contesto religioso specifico e quindi in un contesto culturale collegato, per cui non credo si possa discutere più di tanto

    forse la scelta giusta è leggerle da un punto di vista poetico, nel senso ampio che possiamo dare al termine poesia, cioè tutte quelle espressioni che lambiscono territori esistenziali tanto vivi quanto non inquadrabili nel fenomeno scientifico, nel due più due fa quattro

  2. Ehilà! Qualcuno ha raggiunto me passando da te, ed io ho raggiunto te passando da me. A volte penso alle tracce che lasciamo nel mondo, virtuale e fisico, e mi vengono i brividi. Un sorriso brividoso, allora, e un abbraccio 🙂

  3. Il caso, quello che non esiste, mi ha portato a questo tuo articolo e mi ha fatto pensare anche all’Angelo Custode.
    Grazie. Quello che hai scritto è molto bello.
    Quarc

  4. Grazie a te, Quarc.
    E’ bello sapere di non essere soli.
    Anch’io penso spesso all’angelo custode, a volte mi chiedo – anche se la ferrea logica non lo permetterebbe – se può essermi stato assegnato come custode proprio mio fratello, che si chiamava Angelo. A parte questo, all’angelo custode è dedicata una delle preghiere che amo di più e che mi sembrano più importanti, e che oltretutto riesco a dire con meno fatica.

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