Ho trovato me stessa senza cercarmi

Che uno psicofarmaco possa alienare una persona da se stessa, alterarne in modo profondo parti della personalità può essere un pregiudizio, un’accusa eccessiva, ma può anche essere semplicemente la verità. Ogni caso è a sè, ma è bene conoscere e tener presente il rischio, confrontarlo con l’opportunità.
Il punto è che l’opportunità offerta da alcune terapie non è affatto conoscibile prima di attuarle.

Io ho avuto la fortuna di poter fare un tentativo che prevedeva rischi minimi, e opportunità ignote.
Ora che vedo gli esiti della terapia, scopro che l’opportunità che mi è data consiste in nulla di meno che ritrovare me stessa, una me stessa più pulita e autentica – ossia rispondente a quel che realmente sono – levando alla mia personalità non qualcosa di essenziale, ma qualcosa che le si è posato sopra come una patina di polvere appiccicosa.
Nella fattispecie, una reattività / aggressività che non mi è estranea, ma neppure mi rappresenta nè mi permette di svilupparmi in alcuna direzione.

Invece della mia rovina, questa cosa potrebbe essere la mia salvezza.
Perché di fatto ora mi riesce di vivere ed esprimere chi sono, molto più e meglio di prima, anche in quei casi in cui prima agivo comportamenti schematici che, al fondo, non significavano niente, non avevano uno scopo utile e non producevano benessere, ma solo altra cieca frustrazione da aggiungere al mucchio. Più bestiali che umani. Tumorali, direi: la conseguenza inevitabile dell’avere una realtà negativa che preme e costringe il proprio essere.
Chiamala cosa da poco.
E, certo, sono stata fortunata.
Il mio non è un elogio dello psicofarmaco o della psichiatria in quanto tale (dovrei essermi bevuta il cervello per farlo, ahah). E’ soltanto un pensiero su quel che sta capitando a me. E sono solo all’inizio.

Comunque sia, come da titolo: volevo solo un po’ di pace, anche a costo di annullarmi un po’ – ebbene sì. Invece, senza neppure cercarmi mi sto ritrovando.

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9 thoughts on “Ho trovato me stessa senza cercarmi

  1. Post molto interessante e istruttivo. Per carattere evito le medicine e quando sto male, fisicamente o mentalmente, preferisco aspettare un po’ prima di ingerire qualcosa. Se il giorno dopo, il male fisico prosegue, comincio a preoccuparmi e vado dal medico. Se invece si tratta di male psicologico, a salvarmi è la lettura di un libro. Degli psicofarmaci ho paura, una paura ancestrale che forse deriva dalla visione di film di spionaggio decisamente violenti. Se a te quello specifico farmaco ha portato giovamento, ritieniti fortunata.
    Nicola

  2. Tendenzialmente anch’io evito i farmaci fino all’ultimo, a meno che non si tratti di cose blande e che, comunque, ho già provato ed abbastanza addomesticato.
    Ho paura, in generale, degli psicofarmaci e della psichiatria a causa – non solo, ma in particolare – dei ricordi che ho dei vari istituti in cui ho visto ricoverata mia zia, “schizzata forte” ma tuttavia in quanto essere umano degna di un trattamento, di un ambiente, di una cura migliori, e dei racconti (purtroppo non gonfiati) che aveva mio padre di alcune cosiddette terapie da lei subite. Parliamo di parecchi decenni fa.
    Certo, ora le cose (ma cosa? Solo i metodi o la sostanza?) sono sì diverse; ma in considerazione della scarsa stima che ho della categoria medica salvo precise eccezioni, ed in considerazione di quanto più fragili ed inermi si è quando il male è mentale o psicologico, mantengo una sana diffidenza.

  3. pensa che l’anno scorso, in un momento in cui mi sentivo piuttosto giù e mi ero sfogata con una persona, la risposta che ricevetti fu “fatti curare”. la cosa mi offese, non perchè ritenga la malattia mentale o qualunque altro sintomo di gravità diversa una vergogna, ma perchè quella persona era saltata alla conclusione che per placare il mio disagio fosse sufficiente qualche pillolina magica. naturalmente penso che il mio caso in quel particolare contesto fosse molto diverso dal tuo, e che se mi trovassi in condizioni di altro tipo mi farei curare anch’io (del resto lo sai che sono già stata un anno in analisi), anzi, sono contenta di sapere che tu ti senti meglio e sei contenta della tua scelta.

  4. beh, in effetti, a parte tutto, dirlo in maniera così diretta non sempre è la scelta più adatta. se poi, come in quel caso, non si ha bisogno di una cura classica ma di tutt’altro…
    … sicuramente poi io, in questo momento, mi sono decisa a provare farmaci e non solo (avevo considerato anche la terapia elettroconvulsivante, che oggi è controllata e non fatta alla cazzo di cane, e pare avere ottimi risultati per la depressione maggiore), e volevo tentare fino allo stremo, perché come sai sono incappata in un evento grave, per cui posso permettermi decisamente meno di prima di tergiversare. altrimenti…
    … detto ciò, come sono contenta di aver trovato questa soluzione adesso, sono altrettanto contenta di essermene tenuta ben lontana finora: infatti se in anni passati, più o meno remoti, non mi fossi protetta da tutto questo forse davvero sarei finita male. non è tanto che non fossi pronta io, era la mia situazione che richiedeva altre risposte. appunto. il farmaco, come ultima espressione di una lettura della malattia di un certo tipo, sarebbe stato veleno come da etimologia e non cura.

  5. Cara Denise, sono contenta che questo ti permetta di vivere meglio e di esprimere te stessa.
    Ti abbraccio forte, è virtuale, ma l’affetto è tutto vero!
    Ti auguro che sia sempre meglio, ogni giorno.

  6. non c’è nulla di male a curarsi, secondo me nessuno «è malato» ma semplicemente ha un problema che cerca di risolvere; è il concetto di «sano» che è malato

    ce la fai di sicuro, piccola grande CD

  7. vero, falso, falso

    di sicuro c’è che sono ancora viva e apparentemente “affamata”, via – ogni riferimento a Jobs è una coincidenza, sia chiaro
    (oddio, adesso ho paura anche a scrivere qualsiasi cosa che abbia a che fare con la vita e la morte, avendo ammesso di aver pensato al suicidio. che due grandi, grandissime palle)
    se non altro, tento di fare meno danni possibile muovendomi, ecco

    un saluto ed un po’ di fusa, quante ne bastano, grande diego
    e una coccola ai vari conigli che frequentano la casa

  8. Pingback: Solo un buon poeta | Seme di salute

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