Piccolo bilancio minimalista n° 4

Dopo aver riseppellito per l’ennesima volta l’affettatrice appartenuta ai miei genitori, all’epoca d’oro del bar (parliamo di quarant’anni fa, sigh), in cantina; ammetto di sentirmi vagamente intristita. Adoro possedere cose d’epoca, di famiglia, meglio ancora se posso utilizzarle e non solo tenerle come oggetti simbolici. Però non tutto ha un suo reale perché, non tutto ha senso che me lo porti appresso nel viaggio.
L’affettatrice, da ormai molti anni, è stata riesumata occasionalmente ed usata per un paio di volte, poi è tornata a prendere polvere – per quanto ben coperta – laggiù, nel non-luogo simile ad una domestica discarica. E a me, ogni volta che questo si ripete, piange il cuore: un’affettatrice così, vecchiotta ma perfettamente funzionante, potrebbe far comodo a diverse persone, oppure persino venir venduta con discreto guadagno di spazio e di denaro.
Invece sta là, perché guai a tradire i ricordi.
Vorrei urlare che il ricordo rimane. Ma se non trova spazio, soffoca. Ri-sigh.

Ora ho appena scritto la solita paginetta di quaderno a mia mamma, per – come dire – “ispirarla” a ripensare un pochino alla roba stipata in cantina e decidere di liberarsi di almeno qualcosa fra le meno utili: è pur sempre lei stessa a prorompere in un desolato “quante cose abbiamo!” a ogni discesa in quel piccolo inferno.
Mentre attendo di potergliela far leggere (causa la nota vicina che arriva puntualmente al momento sbagliato), mi consolo per lo meno pensando che non sono lontanissima dall’obbiettivo guardaroba: ossia, arrivare a non dover più fare un cambio di guardaroba con il cambio di stagione, avendo un’unica fila di maglie, pantaloni ecc. sui ripiani e sugli appendini.
Prima di aver ottenuto questo, non mi soffermo nemmeno a pensare al Project 333.
Anzi, sono ancora al punto, necessario, di dovermi fermare a riflettere lungamente per evitare un’inutile, per quanto poco costosa, gita al negozio dell’usato che organizza in questo periodo giornate di esposizione dei capi invernali. Focalizzare cosa davvero mi occorre e cosa no ancora non è immediato. Ma per questa volta l’ho scampata (coi pantaloni), e potrò sperare di trovare un paio di stivali imbottiti extra, più avanti.
E’ una vita difficile. E futuro incerto [cit]. In particolare quando al giorno 3 (non 23, ma 3) del mese, sei già tirato col dinero .___. E fantastichi di vendere davvero lauto, stavolta, che non hai più nulla (leggi: eventuale riconoscimento ecomico per invalidità) a trattenerti. L’auto che hai rigato abbondantemente solo un mese fa, in una manovra ai limiti del demeziale. E vabbeh, pazienza.
Non pensiamo al poco che ne ricaverò. Pensiamo ai costi fissi che eviterò, yeah.

Tutto sommato, non ho fatto molti passi avanti; ma tengo il punto. That’s good.

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2 thoughts on “Piccolo bilancio minimalista n° 4

  1. mi sono letta il divertente elenco delle 33 regole sul vestire ed è buffo che anch’io oggi parli di vestiti. quanto all’auto, per motivi troppo lunghi da spiegare qui, ne ho fatto senza per alcuni mesi all’inizio di quest’anno e, come vedi, sono sopravvissuta X°D tra l’altro ho preso l’abitudine di fare certe cose a piedi o in bici e ho felicemente continuato; anche ora che potrei guidare quanto voglio, ho proseguito in questo modo.

  2. premesso che, pensando al tuo post, inevitabilmente quando una persona ha una personalità chiara e definita, magari pure forte, e veste di conseguenza, ha un milione di problemi in meno nella scelta degli abiti; l’elenchino è molto divertente, oltre che istruttivo.

    fare a meno dell’auto (per ora?) mi risulta impensabile, farne un uso molto minore, invece, è una delle mie “fantasticherie concrete” con le quali cerco di indirizzarmi a stili di vita diversi, partendo con un minimo di preparazione… al momento sto valutando l’idea che, con un Eureka, m’è venuta una settimana fa (per motivi che non hanno a che fare con il minimalismo): vendere l’autoradio. di fatto mi è indispensabile solo per captare il CISS – Viaggiare informati, a sua volta indispensabile solo se, come spero, quest’estate torneremo al mare. ma per questo immagino di potermi arrangiare, anche se ancora non ho capito bene come. l’ipotesi più accreditata è questa: portarmi dietro una radio non a caso definita portatile, a batteria, già impostata sulla stazione giusta.
    aspetto di vagliare altre ipotesi e di verificare la fattibilità della cosa, giusto per non entusiasmarmi troppo, prima di decidermi definitivamente.

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