Considerando Barilla, 1

Io cerco, quando mi è possibile – cioè quando non è troppo tardi e non sono venuta a contatto prima con i commenti e le opinioni e soltanto poi con le notizie, i fatti – di seguire la giusta sequenza informativa: prima l’informazione, appunto (l’agenzia, la segnalazione), poi i dati (foto e video, dichiarazioni e interviste, e via discorrendo), infine il commento più o meno d’opinione (la recensione e la critica in caso si parli di arte).
Va detto che per quanto “si cerchi” di seguire l’ordine predetto è assai difficile: in un mondo dove c’è troppa, e spesso cattiva, informazione che è piuttosto faticoso schivare; le cose vanno a ramengo e funzionano solitamente al contrario: prima l’opinione che diventa fatto inconfutabile, poi l’informazione che per alcuni occorre ad avallare quanto ormai affermato con la volontà di scolpirlo sulla pietra, infine (forse, se la polemica trascende) i fatti, ma soltanto perché a quel punto nessuno ormai, o quasi, li saprà leggere senza alterarli.

Così, nel mezzo di tutta questa pastesca faccenda che di saporito ha soprattutto la facilità all’anatema, leggendo qui e leggendo là ho potuto notare più che in altre occasioni come le questioni aperte legate alle tematiche sessuali abbiano preso pesantemente piede, e s’intrufolino brutalmente anche laddove si sta parlando di argomenti lontani da esse, oppure attinenti ma non cruciali, non decisivi.
Ho potuto stimare quanto analfabetismo e quanta ideologia circolino da ambo le parti, tali per cui non si può praticamente dichiararsi d’accordo in parte con le istanze omosessuali (precisandole e circostanziandone i motivi) ed in parte con le ragioni cattoliche (e non dico cristiane: sarebbe fuorviante) allo stesso modo, senza necessariamente propendere per le une o per le altre, almeno così come sono espresse. Ogni volta che ci ho provato nè l’una parte nè l’altra, fatti salvi singoli individui, ha compreso ed accettato che ciò sia possibile; ed ho visto moltissimi commentatori abusare del sì, però… solo per rincarare la dose, pochissimi ne ho visti strutturare una visione veramente complessa e meditata di una notizia come di una macro-problematica.
Ma inconciliabili non sono tutte le posizioni differenti fra loro, inconciliabile è la pesantezza di queste discussioni con l’essere utili alle persone ed allo sviluppo sociale, che lo si intenda orientati in una direzione o in un’altra poco importa: sarò strana io, eh, ma ho finito per trovare impossibile avere uno scambio non dico proficuo, ma normale, non sfiancante e privo di ogni costrutto. Il pregiudizio regna sovrano e sembra ghermire anche i migliori (per fiacchezza?), un pensiero discretamente articolato muore subito come sui rovi.

spaghetti-1Non sono una fatalista, pertanto non ritengo che l’esprimere il mio parere, e più in generale, più seriamente, il mio agito, contino poco o nulla rispetto a ciò che avviene nel mondo, sta avvenendo, avverrà.
Tuttavia penso che questo marasma sia un gioco che non vale la candela, l’aver partecipato non mi dà una contropartita sufficiente a ritenere di aver fatto qualcosa di buono.
Tacere e ascoltare, o almeno parlare ma non concedere spazio a interminabili lotte di polli; ha più senso, mi offre la possibilità di capire e scegliere veramente. Con la calma e la serietà che certe cose richiederebbero. Perché credo nel confronto sincero, solo se desiderato, non nell’arringare ad ogni costo. E no, l’aver espresso un paio di idee non implica l’esser costretti a spiegarle, men che meno giustificarle passandole al microscopio.
Un motivo in più per chiudere i commenti ad alcuni scritti. Chi mi condivide o ha piacere mi segua, chi no, per il bene mio e suo è libero di… mangiare un’altra pasta. Prima di arrivare a scuocerla. Alcuni la chiamano presunzione, altri buonsenso. In realtà può essere entrambe le cose, dipende dal caso. Valutate voi.

Advertisements