L’educazione forzata

(Un articolo che rispetto ad Educazione siberiana avrà molte meno parole, molto minor diffusione e praticamente nullo successo).

L’educazione forzata – letteraria, sessuale, civica, ma soprattutto affettiva – è quel piede di porco che, invece di consegnare con pazienza e metodo alle persone una maggior conoscenza di sè e del mondo, delle chiavi per sapercisi muovere, induce nelle persone i semi di idee e modi di essere solo apparentemente neutri ed elementari, cioè necessari.
Idee e modi di essere che sono, in realtà, già complesse elaborazioni di teorie particolari; non fatti minimi dai quali partire per scoprire e scoprirsi oltre.
C’è nell’educazione, nella formazione e nell’informazione pubbliche (di Stato, di disciplina, di pubblica opinione) una stortura evidente, qualcosa di molto simile, per usare un gergo tecnico, ad un palo in culo.
Seppure mi faccia estremamente ribrezzo quanto pretendono coloro che vedono dei nemici in alcuni dei più importanti valori che possono guidare l’uomo, e facendo di tutta l’erba un fascio li tramutino, senza discernimento alcuno, in puzzosi -ismi: giustizialismi, salutismi, ambientalismi, animalismi…; mi pare di cogliere che ciò che muove alla critica queste persone sia, di fondo (talvolta molto in fondo, talvolta meno), ciò che muove anche me a scrivere oggi: l’osservazione di una tendenza a farsi scudo, e a fare scudo alle proprie idee, con una patina di correttezza formale, di apparenza progredita ed impegnata, con una nuvola di concetti e conclusioni astratte impeccabili anche quando completamente fuori binario. Le quali, però, grazie ai millemila organismi sovra-continentali, sovranazionali, sovra-locali e sovra-personali esistenti, tanto più fumosi e dannosi quanto più estesi (un esempio dotto: l’Unione Europea), determinano poi ricadute molto pratiche nella vita del cittadino.
Un “razionalismo totalitario”, come leggo in un frammento di Emanuele Samek Lodovici, da Metamorfosi della gnosi, postato su Facebook da Claudio:

[…] Ma il razionalismo totalitario non può contentarsi soltando di dissolvere l’uomo nel cittadino.
La tendenza al dominio penetra anche in quei campi che per definizione sembrerebbero sfuggire alla logica del controllo: l’eros e la morte. Non è un mistero per nessuno l’osservazione che la scientia sexualis, ovvero il discorso infinitamente ampliato e reiterato sul sesso degli ultimi due secoli, sviluppato in romanzi, manuali pedagogici, inchieste e con un’infinità di altri mezzi che hanno lo scopo di fare del sesso un regime ordinato di conoscenze, sia profondamente alternativo all’antica ars erotica.
Al posto della commozione dell’innamoramento abbiamo la tecnicizzazione dell’eros, al posto della passione, del frammento di notte che ciascuno porta con sè, abbiamo la scolarizzazione dei sentimenti, l’educazione sessuale senza dramma e senza mistero con la conseguenza, intravista da molti, che ogni evento che facilita l’incontro sessuale ne promuove a un tempo l’insignificanza.

Cioè un razionalismo che non solo si fa arrogante, ma che a mio parere va oltre, trascende la propria stessa ragion d’essere e sovrasta, annientandolo, l’elemento complementare: il comprendere, il conoscere e l’orientare la volontà attraverso il sentimento – ragion per cui, appunto, non posso che stare “dalla parte del nemico” per chi, in modo sbilanciato e falsamente razionale, identifica nel sentimento il cancro del mondo. E sarebbe pronto ad argomentare come neppure un politico in televisione pur di puntualizzare che il sentimento ha un suo ruolo, però. Con buona pace dell’invito di papa Francesco a fare qualcosa che, sia pure non rivoluzionario in senso popolare ma perfettamente in linea con la natura di “riforma nella continuità” della dottrina della Chiesa, è per troppi interpreti della stessa indigeribile: aprite la mente al vostro cuore.

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One thought on “L’educazione forzata

  1. “[…] E non è giusto che i genitori siano “espropriati” del compito educativo senza neanche chiedere loro un consenso”.

    Più ancora che del programma educativo in sè, del quale trovo difficile parlare – ho opinioni meno nette, in genere, dei miei interocutori -, trovo che il punto sia questo: non parliamo di un corso di lingua straniera extra, che si può opzionare o declinare.
    Parliamo di qualcosa (l’educazione affettiva-sessuale) che, volente o nolente, tocca in primis e soprattutto alla famiglia sbrigare.
    http://costanzamiriano.com/2013/11/20/gli-adulti-hanno-paura-di-educare/

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