Ludopatia?

Sto ascoltando la portavoce del M5S per la Lombardia, movimento che notoriamente disprezzo, Paola Macchi; su MilaNow.
Ho un’ennesima conferma della validità del canale, che quasi sempre ospita persone di una certa intelligenza e abilità relazionale (tradotto: dicono cose interessanti e non si morsicano a vicenda).
E poi sono d’accordo con la sua idea: il gioco, il “ludo”, è cosa buona e tale deve restare anche nel sostantivo. Non bisognerebbe chiamare la dipendenza da slot, gratta e vinci e poker vari “ludopatia”, ma casomai “azzardopatia”.
Magari suona meno bene, ne convengo, ma è molto più corretto, va al succo della questione.

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4 thoughts on “Ludopatia?

  1. Sicuramente è un termine più corretto; però mi pare che si debba distinguere, in quanto la ludopatia (al di fuori dei giochi d’azzardo) esiste: ad esempio, videogiocatori che stanno incollati mooolte ore (del giorno e della notte) davanti al monitor, praticamente alienandosi dalla quotidiana realtà (con tutte le conseguenze negative del caso).

  2. Vero, vero. Sarà tenuta d’occhio anche questa forma, dai servizi sanitari? Se ne sente parlare molto dai sociologi ed affini, specie in televisione (altra dipendenza, quella da comparsata in tv, da opinionismo?), ma su questo fronte non mi pare. O comunque, a me sfugge.
    Però una qualche esperienza ce l’ho: Sonic, Topolino… giochi datati, ma il meccanismo che ti trattiene e ti fa dire “un’altra partita, un’altra soltanto” è di fondo il medesimo.
    Ora non uso più nemmeno il solitario sul pc: un gratta ogni tanto, quando me lo posso permettere. Però, questa te la devo dire, mi è capitato più di una volta di comprarne dieci in una volta sola (ho voluto valutare se poteva effettivamente convenire, invece di prendere uno-due alla volta, scusa la continua ripetizione) e quel paio di persone che erano presenti nella cartoleria m’han guardato storto.
    Eppure non ne ho comprati cinquanta, nè sono la sola a fare giochetti di questo tipo, o almeno provarli.
    Chissà, qualcuno mi avrà vista come una miseranda che cerca fortuna nel gioco? O addirittura una ludopate?
    Io, intanto, al momento non ho monete extra, perciò non gioco. Punto. Diciamo pure che la sobrietà non risolve una patologia, ma finché si è tempo può ben essere preventiva.

  3. La sobrietà “risolve” (non in senso assoluto) molte cose, in effetti, se solo ci si pensa un po’…

    **
    Anni fa, capitai in un bar in cui un tale, mezzo avvinazzato, comprava i gratta a iosa: a decine. Tanti ne aveva comprati, che chiese a qualcuno lì vicino (me compreso) di aiutarlo a “grattare”… e ogni tanto usciva qualcosina, subito da lui “riconvertita” in nuovi gratta…
    Eravamo in tre o in quattro, e siamo stati a grattare per una mezz’ora buona.

    Infine se ne uscì tutto contento, perché aveva “vinto” centomila lire (eravamo alla fine degli anni ’90); senonché lui aveva speso, in totale, il doppio di quella somma. In quell’occasione ho avuto modo di osservare il “meccanismo di rimozione” (le perdite vengono ignorate, per quanto gravi; e viene considerata solo la vincita, per quanto esigua) che molti giocatori mettono in atto (per costui fu anche più facile, essendo abbastanza ubriaco).

    E pensavo: quelle stesse persone di cui parli, che t’han guardato storto, come avrebbero guardato il mio gruppetto, tutto intento a grattare a più non posso?
    Eheheh…

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