Il rischio di esagerare

In psicoterapia c’è sempre il (grosso) rischio di esagerare.
Esagerare a parlare, a permettere che un discorso prenda il largo e, invece di poter ritornare a riva carico di metaforici pesci, semplicemente si perda, si aggrovigli su se stesso ed affondi lontano dalla nostra vista. Esagerare nel dare fiducia: uno psicologo avrà pure una serie non banale di competenze, ma non sempre ti lancia la ciambella della giusta misura, mentre su annaspi nell’acqua alta (e non parliamo di quelli che manco vedono che ci sei finito, nell’acqua alta).
E via discorrendo.

Mi è stato detto tante volte di stare attenta, di non correre troppo nel prendere decisioni, di non abbandonare percorsi appena iniziati; come fosse un mio capriccio o una mia incapacità di proseguire su una stessa strada per il tempo necessario.
Necessario a cosa? A soddisfare l’idea che altri hanno ed avevano di quel che mi avrebbe fatto bene, comodo, di quel che sarebbe stato giusto per me.
In realtà, non ho mai fatto nulla che non fosse tagliare, abbandonare cose che mi stavano portando lontano da me stessa.
L’appartamento col contratto firmato e subito disdetto. L’università, recidiva. Ragazzi, più d’uno. Sesso, più volte. Mai andati a buon fine.
E ora, le sedute con lo psicologo (e con l’assistente).

Avrei dovuto ascoltarmi prima, e più attentamente.
A chi è nel dubbio dico che facilmente, quando qualcosa della vostra vita vi suona sbagliato, stonato, strano; non è perché avete bisogno di approfondire, elaborare, capire e risolvere blocchi mentali, paure ancestrali, traumi remoti. Non dovete tenere duro perché – vi dicono – quando maturerete ne sarete soddisfatti.
Più facilmente state soltanto percependo che quel qualcosa vi mette a disagio, non vi piace, non è adatto a voi. Tutto qua. Non è una catastrofe, ed ammetterlo è meglio che fingere.

Non sempre, d’accordo, ma a volte le cose sono estremamente semplici.
C’è il grosso rischio di esagerare, di insistere a capire troppe cose e trovare un rimedio anche laddove non c’è proprio nulla da capire. Statev’ accuort. Ve lo dice un’esperta.

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4 thoughts on “Il rischio di esagerare

  1. penso proprio che tu abbia ragione. a me a volte è capitato di avere intuizioni in questo senso: ogni volta che mi suggerivano di lasciare andare, ho sempre constatato che erano giuste, che le abbia poi assecondate o no.

  2. Il fatto è che molte volte mi sarebbe bastato essere un po’ più onesta con me stessa.
    Sono sempre stata la prima ad inventare, creare ragionamenti perfettamente logici ma inutili, fantasticare.
    Mi scoccia che, ora che sto cambiando e si avverte, debba ricascare in certi vizi perché spinta dal contesto.
    (Non sto dicendo che è colpa degli psicologi. E’ colpa mia, per le tali e talaltre ragioni che nemmeno menziono. Dico però che io gli sto dando il peggio di me, perché il peggio di me è ciò che piace al loro palato, come alle iene).

  3. è una questione piuttosto complessa; in effetti quando un qualcosa non funziona è più utile lasciarla perdere che non ammetterlo a se stessi e aumentare il danno fino ad un punto di non ritorno; però è anche vero che molte nostre iniziative richiedono uno sforzo iniziale: ricordo quando da ragazzo imparai (più o meno) a suonare la chitarra e senza un po’ di iniziale sacrificio non ce l’avrei fatta; io credo che la strategia migliore sia impegnarsi parecchio ma in qualcosa che è veramente adatto a te, e questo però è un problema giacchè non è detto che siamo in grado di capire cosa sia adatto a noi; sai cosa penso, piccola CD (piccola in senso affettuoso, come una carezza per iscritto)? Penso che nella vita bisogna rivalutare anche un po’ il «caso», cioè a volte ti trovi a far cose che non avresti mai pensato che erano il tuo genere; tu sei intelligente, ma forse tendi un po’ troppo a voler guidare la tua barca, ma il fiume la strada la sa già.

  4. Mi piace molto questa tua chiusa, che pare un proverbio.
    A volte, però, sono altri a voler guidare la nostra barca. E noi gli andiamo dietro, li rincorriamo persino.
    Apprezzo la carezza e mi firmo mandandoti un altrettanto affettuoso saluto: tua, CD @>—-|

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