Sul segno della croce

Ho suggerito poco tempo fa una piccola metafora in proposito, una cosetta che probabilmente altri, meglio istruiti e più ferrati di me in teologia, potrebbero eventualmente approfondire.
Non troppo distanti nel loro senso (ma, stavolta, orientate non a “leggere” la Trinità dentro il segno, quanto piuttosto a spiegare cosa esso indica all’uomo di fare per rimanere in comunione con Dio) mi paiono essere queste parole di Bernadette riportate in una sua biografia:

[…] quando dico nel nome del Padre e del Figlio – spiegava [Bernadette] – con le mani vado dalla testa al cuore: l’amore, che noi collochiamo nel cuore, deve essere accompagnato dalla forza e dalla razionalità. Amare Dio con tutto il cuore e con tutta la mente. 
Invece il gesto di andare da una spalla all’altra significa – diceva la pastorella – avere la forza di prendere sulle nostre spalle la realtà. Sulle spalle, ma con la fiducia di chi sa che lo Spirito Santo farà per noi ciò che noi non riusciremo a portare a compimento;

parole commentate così da Costanza Miriano:

In un gesto, dunque, si può esprimere il cuore della nostra fede: la misteriosa unità delle tre persone della Trinità, e la nostra partecipazione a questo mistero, che solo possiamo vagamente intuire;
il nostro desiderio di essere docili alla realtà che ci viene consegnata;
l’impegno di dire sì alla croce.
Una fede, dunque, che esprime insieme il desiderio di farsi carico, ma anche la fiducia di sapere, come ha insegnato la Madonna a Bernadette, che a quello a cui non arriviamo noi penserà lo Spirito Santo.

sign-of-the-cross1Fra i commenti ho trovato molto utile – ancorché un tantino indigesto per lo stile pedante e per l’atteggiamento di paternalistica condiscendenza – questo, che riporta un brano di catechismo di don Dolindo Ruotolo (qualcuno di voi forse lo conoscerà, io ne ho letto il nome per la prima volta qui).
Ne riporto alcuni estratti, materiale abbondante per una meditazione e una conversione dei comportamenti:

[…] Tra noi ci facciamo il santo segno della Croce per distinguerci da quelli che non sono cristiani, per professare apertamente di appartenere a Gesù Cristo […]
La Croce che vi fate con la mano destra, esprime un disegno ed un’idea: il disegno è un’immagine della Croce che si fa sul proprio corpo [….] L’idea è data dal significato stesso della Croce, e ci indica che il Figliolo di Dio discese dal cielo in terra, il che si esprime portando la mano dalla fronte al petto; ci indica che soffrì e morì per noi in Croce, il che si esprime completando il segno della Croce. […]
Ora se la Croce esprime un disegno ed una idea, bisogna farla bene, diversamente non si capisce nulla né del disegno né dell’idea ed allora quel segno per noi non significa nulla e per Dio non costituisce una preghiera ed un omaggio. […]
Quando vi fate la Croce voi venite a parlare col Signore e gli dite indirettamente: O mio Dio, guardami, io sono cristiano e sono redento dal Sangue preziosissimo di Gesù Cristo, sono segnato dalla sua Croce. O mio Dio, ascoltami, sono tuo figliuolo perché ti conosco; ti chiamo per nome, so quello che tu sei: Padre, Figliuolo e Spirito Santo. […] Dunque fatevi sempre bene il segno della croce […] Non bisogna vergognarsi di fare il segno della Santa Croce. […] Ora chi si mostra cristiano col santo segno della Croce, si mostra segnato con un segno di onore, si mostra come rivestito della veste di Gesù Cristo. […] Voi dunque non dovete mai vergognarvi di quel segno santissimo che vi fa onore.
[…] La Croce è un’arma potente contro il demonio. […] Il diavolo fa così precisamente: egli è come il ladro che viene di notte per rubarci l’anima; la Croce e il segno che gli fa capire che vicino al fedele che tenta od al quale vuol fare del male, c’è Gesù Cristo, c’è colui che lo ha vinto. […] Il diavolo è un angelo decaduto e degradato; egli è come istupidito e spera che il fedele dorma quando va a rubargli l’anima con la tentazione. Se il fedele si fa la Croce il diavolo si accorge che non dorme e che invece è vigilante con Gesù. –La Croce inoltre è il ricordo della sconfitta del diavolo, ed egli, che è superbo, se ne scappa, perché la riguarda come una ingiuria per lui, come uno scorno. […] Così fa il demonio: Chi si fa la Croce gli ricorda indirettamente la vergogna sua, ed egli se ne fugge per non sentirsela ripetere e rinfare. […]

segno_crocePoiché mi interessa in prima persona, mi sono soffermata in particolare sull’aspetto della vergogna.
L’unica cosa significativa che ho da dire in merito, al momento, è banale ma vera: la si può vincere solo ignorandola e facendo (segnandosi, cantando, inginocchiandosi, o quel che sia…), punto.
Forse non per tutti, ma per me (e per una buona fetta del mondo secolarizzato…) il problema sta in parte nella disabitudine, o addirittura non-abitudine. Finché non si fa un passo oltre viene spontaneo ritenere di vivere una discreta “normalità”. Ma quando poi ci si converte “davvero” (una volta, poi due, tre…) si scopre che non ci si sa orientare nella bibbia, nel calendario liturgico, che non si conoscono gesti, formule anche comuni, che soprattutto… si fatica a pregare.
L’unica soluzione, di nuovo, è non mollare. O meglio, sapere che si mollerà ma non scoraggiarsi ogni volta che capita finendo per lasciar perdere del tutto. Anche se è un casino. Vale lo stesso se si prega un po’ meccanicamente: c’è un tempo per ogni cosa.

Advertisements

10 thoughts on “Sul segno della croce

  1. Lo stile di don Dolindo dipende (anche) dal fatto che è roba risalente a decenni fa (di certo prima del 1960), e il modo “paternalistico” di porsi può far storcere un po’ il naso, oggi. Però “i contenuti” ci sono tutti: profondamente innamorato di Cristo e della Chiesa, subì un percorso di ingiusta persecuzione (come Padre Pio, e tantissimi altri) da parte di certa Chiesa (quella parte marcia che, ahimè, è sempre presente, dove è presente l’uomo). Non ritrattò (perché nulla aveva da ritrattare, essendo i suoi comportamenti conformi alla fede e alla morale), e questo gli provocò ulteriori attacchi. Fra alti e bassi, fu riabilitato completamente, dopo molti anni. Padre Pio aveva per lui solo parole di elogio.

    **
    Condivido ciò che dici: ignora la vergogna e fai; non mollare; rialzati se cadi; non preoccuparti se non sempre riesci ad evitare la preghiera “meccanica”: meglio meccanica, che niente…
    C’è un tempo per ogni cosa, e il tempo ti mostrerà i miglioramenti.
    🙂

    ***

    Maria sorride senza parlare nel nimbo della Sua luce d’oro che la fa parere ancor più nivea nella veste e nel colore delle mani, del collo e del purissimo volto di poco più che fanciulla. Le si darebbero non più di vent’anni, e anche di quelli ben portati.
    Maria scende verso l’apertura dello spacco [nei pressi della grotta di Lourdes], fin sul limite di esso. Vedo il Suo passo lievemente ondeggiante, come già lo vidi nelle altre volte che La vidi camminare: il passo caratteristico di chi è uso ai sandali senza nessun rialzo di tacco. Giunta al limite dell’apertura, proprio sopra il rosaio, si ferma.

    Maria si fa il segno della croce. MI INSEGNA A FARE IL SEGNO DELLA CROCE. C’è da vergognarsi pensando come lo si fa noi! L’Angelo della visione del Paradiso mi ha insegnato a dire: “Ave, Maria”. Maria mi insegna a dire: “In Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo”.

    Ella separa le mani unite in preghiera, appoggia la sinistra sul Cuore e con la destra, libera della corona, Si tocca la fronte guardando al Cielo, il petto, le spalle, e poi curva il capo, al “così sia”, riunendo le mani come prima, e sorride di nuovo.
    Prima, nel segnarsi, non era né seria né sorridente: era assorta in Dio. Il gesto è MOLTO ampio e lento. Neppur lontano parente dei nostri che sembrano… scacciamosche e che sono mutilati nelle parole.

    Poi inizia a sgranare la Sua corona. Lentamente, dicendo a voce alta, curvando fortemente il capo come per un inchino, il “Gloria Patri”. Mentre io dico le “Ave” e i “Pater”, sorride e tace. Il vento muove ogni tanto l’estremità della sua cintura di seta. Un lieve vento.
    Infine Ella apre le braccia e le protende verso il suolo, curvando il capo e la snella persona in un lieve inchino di umiltà, e dice con la Sua inimitabile voce soavissima: “Io sono l’Immacolata Concezione”, e nel dirlo risolleva la testa e riunisce le mani una nuova volta, guardando il Cielo con l’occhio umido di soprannaturale emozione.

    Non dice altro. Ma il Suo gesto, il Suo sorriso, il Suo sguardo, mi fanno capire che Ella è “l’Ancella di Dio”, SI REPUTA SEMPRE TALE (questo coll’abbassare le braccia e il capo umilmente), lo è per Grazia di Dio e non per Suo merito proprio (ecco il significato del Suo gesto iniziale) e lo è per il Signore a cui va data lode per averLa donata al mondo come primo perdono alla umanità colpevole (ecco il significato della seconda parte del gesto in cui è lode, gratitudine e raccoglimento modesto).
    A dirlo non è nulla. Ma a vederlo, quante cose insegnava quel gesto soltanto!

    Poi Si raccoglie come in interna preghiera con lo sguardo rapito in Dio che Ella vede, e Si dissolve così, tornando al Suo Paradiso, lasciando in me la luce, la musica, il profumo del Suo candore e la spiritualità della Sua preghiera.

    Ho scritto vincendo gli impacci che il Tentatore e la mia umanità creavano. Ed ora mi metto quieta col mio rosario fra le mani cercando imitare Maria, la Mamma-Maestra che è venuta per insegnarmi a pregare e a dar lode al Signore per tutto quanto Egli fa per noi.

    Nostra Signora di Lourdes, insegnami a pregare e proteggimi contro il demonio e me stessa. Così sia.

  2. Vero, naturalmente l’epoca influenza lo stile. Mi auguro però che, lo stesso, non scrivessero tutti così. (Il che, detto da una che parla letteralmente come un manuale, è tutto un programma 🙂

    Avevo pochi dubbi che tu lo conoscessi.
    Ho messo tra i segnalibri il link al sito che raccoglie qualche nota biografica e personale ed i testi.
    Sapendoti molto legato ad un certo tipo di spiritualità (come definirla? Carismatica? Estatica? Ad ogni modo, credo tu capisca), ti devo chiedere se nel tuo riferirti ad una “Chiesa marcia” (espressione forte anche per te) ci sia già una distinzione tra vera e propria persecuzione e semplice, per quanto penosa per gli interessati, necessità di vagliare personalità ed eventi di particolare impatto che vengono portati all’attenzione della gerarchia.
    Io direi di sì – per quel poco che conosco, o meglio di cui ho sentito dire di Padre Pio, intuisco che il significato di persecuzione qui è letterale e non un’iperbole.

    Detto questo, l’estratto che riporti (sempre dalla biografia? Quale? Immagino ce ne possa essere più d’una) è splendido; ma in particolare la chiusa è una bomba.
    “[…] insegnami a pregare e proteggimi contro il demonio e me stessa”.
    E me stessa, non perché sia per natura indegna, ma perché lo sono di fatto; e mi metto in pericolo da sola, che lo voglia o no, e che lo capisca o no. Alla faccia dell’analfabeta.

  3. Non tutti scrivevano così; lo stile è influenzato dall’epoca, ma anche (e forse più) dal tipo e dalla qualità degli studi condotti. Però, in quest’ambito (spirituale), valgono (molto) di più i contenuti… e allora ben venga un piccolo sforzo, per la “digestione” di un’eventuale forma “ostica” 😉

    Di Dolindo ho scaricato l’autobiografia, tempo fa, dal sito http://www.dolindo.org
    non so se è il medesimo che hai messo fra i segnalibri; vi sono anche altri suoi scritti.

    **
    Hai perfettamente inquadrato il problema: nel valutare, da parte della Gerarchia, personalità ed eventi potenzialmente “straordinari” (in senso teologico, su cui cioè è presente “il dito di Dio”), occorre coniugare umiltà, prudenza e precisione. E avere l’onestà e il coraggio (sì, proprio il coraggio) di dire sì se è sì (ossia: non vi sono errori di fede o di morale), e no se è no (ossia: non vi è rispetto dell’ortodossia cattolica).

    Questo in un mondo ideale. Nel reale, abbiamo uomini pieni di difetti; e, purtroppo e non di rado, uomini di mala volontà. Dentro e fuori la Chiesa.

    Dentro la Chiesa vi è purtroppo una parte che bada solo all’interesse umano, e il cui comportamento non è dissimile da ciò che vediamo in ambito mondano (aziende, banche, governi, e via discorrendo).

    Vi sono anime sante, davvero umili e oneste, le quali non possono – proprio per la loro onestà – negare che nella Chiesa vi sia del marcio. E accade, non di rado, che proprio alcuni esponenti di questo “marcio” si trovino “ad alti livelli gerarchici”, e siano chiamati a dare una “valutazione” proprio di quelle anime sante che essi vedono, inevitabilmente, come “nemici”.

    Nulla di diverso da quanto accadde al medesimo Cristo: liberarono Barabba, e uccisero Lui, affinché tacesse, affinché la smettesse di dire: “guai a voi, sepolcri imbiancati! guai a voi, scribi e farisei ipocriti!”.

    Nella bimillenaria storia della Chiesa vi è un’intera teoria, di queste anime sante, conculcate da una parte della Chiesa stessa: Giovanni della Croce, Giovanna d’Arco, Padre Pio… per citarne solo tre dei più noti.

    **
    E, a questo proposito, vi sono “due correnti” opposte.
    Da un lato coloro che valutano la Chiesa “esecrabile sempre e comunque”: questa categoria di persone è ampia e conosciuta. Non serve aggiungere altro.
    Da un lato diverso coloro che tendono a vedere la Chiesa “senza difetti” (nonostante sia composta di uomini, fallibili per loro natura): costoro negano pure le evidenze, e fra essi vi è chi afferma, ad esempio, che Padre Pio non fu affatto perseguitato, ma solo “sottoposto a valutazione”. Chiaramente, se conoscessero anche solamente un poco dell’argomento, certi giudizi non verrebbero loro neppure in mente.

    E su quest’ultimo punto ti porto un esempio; cosa penseresti tu, che idea ti faresti tu, se io ti descrivessi un gruppo di maschi i quali si avvicinano con fare minaccioso a una donna, e le dicono: “Quando avrai l’utero stanco e soddisfatto vedrai che ti passa tutto!”?
    (continua…)

    **
    Circa l’estratto da me riportato, l’ho messo perché era a tema “Segno della Croce” e “Lourdes”. Si vede che è scritto da una donna (aggettivi e riflessivi femminili), ed è una donna a me molto cara. Si tratta di Maria Valtorta, che descrive una delle sue visioni circa la grotta e la Signora di Lourdes. Lei narrò nei dettagli queste cose alla sua amica-domestica Marta la quale, molti anni dopo, andò effettivamente in pellegrinaggio a Lourdes… e in un suo libro di memorie disse che ebbe l’impressione di una “seconda visita”, come se ci fosse già stata, tanto era precisa e dettagliata la descrizione del luogo, fattale anni prima da Maria Valtorta.

    Con questo spezzone in particolare, anni fa, io re-imparai a farmi il Segno della Croce, e l’ho subito riportato alla mente, nel leggere il tuo post 🙂

  4. Certo, Gustavo, lungi da me privilegiare la forma al contenuto: la mia era solo una piccola notazione; da brava schifiltosa ed insofferente quale sono 😉
    D’altra parte, come (forse non) ti ho detto, la stessa Valtorta che per altri versi (altri brani che mi riportasti) mi fa arricciare le labbra all’estremo, mi aveva colpita positivamente sia per lo stile sia per le cose narrate (a cui lo stile può rendere un più o meno buon servizio, va detto) con l’inizio della sua autobiografia (ce l’ho ad attendermi da mesi sia nell’hard-disk sia sul Drive di Google).
    Su quel fronte è tutto aperto, ormai il mio giudizio è sospeso perché di fronte a tanto materiale, che promette pure qualcosa, non posso più limitarmi a “scoglionarmi”, perdona il francese, sulle singole visioni.
    Tant’è vero che quest’ultima la trovo utile (aggettivo migliore qui su due piedi non mi viene), con un suo valore. Rileggendola vedo cosa mi ha fatto pensare che si trattassero di parole di Bernadette (la precisazione, il riferimento alla grotta), mentre nella descrizione della persona di Maria è abbastanza evidente, a chi abbia già letto altre descrizioni della Valtorta, la sua mano.

    Su Dolindo, sì, il sito è proprio quello.
    Stesso discorso: tanto materiale, altrettanta la mia pigrizia.
    Ma non è escluso che ci troveremo a parlarne, in futuro.

    Anche Medjugorje, dalla quale sono partiti questi commenti, l’avevo cacciata fuori dal mio orizzonte.
    Non che ora semplicemente creda alla realtà di queste altre apparizioni, punto, ma è chiaro che ho una prospettiva differente. (Alla fine Brosio l’ho terminato, e mi ha regalato più una buona cosa).
    Sto cercando di venire a capo di un discorso che si fa lungo, almeno nei miei labirinti neuronali, perciò lo rimando; insieme al corpo centrale del tuo commento. Mia mamma reclama la sua autista per la spesa… ciao.

  5. p.s.: in realtà, di quel brano ho indicato lo stile ma non come fine a se stesso, piuttosto come indice di un atteggiamento di superiorità che dà l’orticaria.
    ovviamente, ciò che emerge nella scrittura può non essere proprio della persona quando a lei ci si relaziona, la scrittura offre impressioni e caratteristiche spesso non false, tuttavia molto diverse da quelle offerte sia dal parlato, sia da un rapporto più esteso.
    ciò non toglie che io rimanga una schifiltosa insofferente e che questo emerga nettamente in ciò che scrivo e come lo scrivo. quindi non so chi fa più danno con il proprio atteggiamento, tra me ed il Dolindo, ecco 😉

    Tornando alle questioni sollevate.
    L’unico punto veramente certo, per me (non nel senso di: secondo me, ma nel senso di: ai miei occhi, considerato quanto ignorante sia in merito) è questo: i peccati dei membri della Chiesa, compresi quelli altolocati e magari (chissà) che hanno agito persino in consapevolezza la loro meschinità, tali restano. Li giudicherà Dio, o meglio li dovrebbe giudicare soltanto Dio (ma sappiamo quanto è facile eccedere nella nostra parte) fino in fondo, però ci sono stati (ecco la nostra parte: essere onesti osservatori dei fatti). Detto ciò, però, sappiamo anche (e in molti casi possiamo legittimamente immaginare) che tali peccati siano stati non indotti ma permessi da Dio proprio perché la santità dei perseguitati acquisisse maggior valore. E magari, non è escluso, perché i persecutori stessi vivessero una conversione ed una convinzione nuove, che senza l’occasione del peccato non avrebbero vissuto.
    Non vado oltre questo, che però è già un qualcosa di enorme.

    E’ lo stesso motivo per cui, pur rimanendo incerta su Medjugorje, mi faccio domande che prima non mi facevo.
    Sappiamo che la regola è: “dai loro frutti li riconoscerete”.
    Ora, senza neppure discutere delle guarigioni miracolose, che pure non dubito vi siano, è certo che questo fenomeno porta molte persone alla conversione, più o meno sentita e profonda; e parliamo di conversione e non di passione improvvisa per il misterico.
    Già questo, in teoria, dovrebbe bastare non dico per riconoscere definitivamente apparizioni, messaggi, ecc., la qual cosa ha un proprio percorso da seguire, ma quantomeno per ritenere che dietro a tutto non vi sia l’azione di Satana. O no?

  6. “O no?” (parto dalla fine).

    Concordo con tutto quel che scrivi; su Medjugorje, come per qualsiasi altro evento del genere, ciò che davvero conta è se vi sono conversioni o no: del resto, pure nel Vangelo, i miracoli di Cristo avevano come fine la conversione del popolo.

    Circa i peccati permessi da Dio, dentro la Sua Chiesa, sottolineo – fra le giustissime cose che hai scritto – che essi servono anche da “vaglio” per quelli che “guardano dall’esterno” (non solo per i diretti protagonisti, dunque; non è facile essere “onesti osservatori dei fatti”): vi è chi si ferma alla superficie, e affrettatamente conclude che “niente è buono, lì dentro”; e chi cerca di andare più in profondità. Anche questo dipende dal modo di porsi dei singoli.

    Comprendo ciò che vuoi dire circa “l’atteggiamento di superiorità”: proprio certo modo di scrivere lo lascia pensare, anche se poi, quando si approfondisce, ci si rende conto che solo di questo si tratta, in quanto l’umiltà dello scrittore (Dolindo, in questo caso) è ben nota a chi ne conosce un poco la storia (infatti accettò di buon grado le false accuse contro di lui, lasciandone a Dio la soluzione… che venne, alcuni anni dopo). Lo dici anche tu, e vale come norma generale: “la scrittura offre impressioni e caratteristiche spesso non false, tuttavia molto diverse da quelle offerte sia dal parlato, sia da un rapporto più esteso”.

    Tra l’altro si può facilmente notare che pure il nostro modo di scrivere non è esattamente “uguale a sé stesso”, quando scriviamo in pubblico, e quando dialoghiamo in privato. A volte accade che, per troppo voler “far bene” (come penso fosse l’intenzione di Dolindo), si ecceda inconsapevolmente nel modo di porsi. Il rischio “aumenta” se “dall’altra parte” c’è una persona particolarmente sensibile a – veri o presunti – atteggiamenti di superiorità.
    😉

    Per quanto riguarda la “pigrizia”, io direi che è piuttosto “necessità di selezionare” ciò che si legge: il tempo è sempre limitato (per vari motivi), ed è giusto che ciascuno decida in base alla propria sensibilità e alla propria indole. Ciò non significa, ovviamente, che un domani non si possano tentare altre strade.

  7. A questo punto non resta davvero altro che leggere di Dolindo, principalmente l’autobiografia (mezzo meraviglioso per farsi conoscere, anche e soprattutto quando facciamo di tutto per nasconderci o apparire diversi da quel che siamo).

    Su Medjugorje, son certa che torneremo a parlare; non fosse altro che per il fatto che ancora devo conoscerne la storia vera e propria (quello di Brosio era l’ultimo della sua serie di libri a tema, a quanto pare preceduto da altri tre. Tolto lui, non so quali autori ne abbiano scritto).

  8. Ottima riflessione, in merito allo “strumento” autobiografia: condivido in pieno.

    Su Medjugorje, i libri (e gli autori, più o meno capaci) si sprecano; fra gli ultimi, in ordine di tempo, quelli scritti da Cammilleri, e da lui con Messori . Ma per ora, fossi in te, lascerei queste cose “per dopo”; puoi conoscere i punti essenziali di questa realtà (compreso ciò che ai veggenti è stato permesso rivelare dei dieci segreti), da siti come questo: http://medjugorje.altervista.org/

  9. Già, dimenticavo un titolo di Messori che mi aveva incuriosito, proprio per il binomio Messori-Medjugorje che m’era parso insolito ed un po’ improbabile. Anche se sono certa che in questo, a maggior ragione, ci avrà messo la sua consueta minuziosità di analisi. Non sempre sufficiente, a volte ripetitiva di se stessa, ma certo educativa in questo senso…
    … il sito lo scandaglierò, intanto è aperto in un’altra scheda. Mi pare sia proprio quello indicato da Brosio, il che è bene – per il semplice fatto che in giro ce ne saranno altro cento. Grazie.

  10. Pingback: Non è lo stesso | Seme di salute

Lascia un commento... vuoi?

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...