Minimalismo in pillole / 6

Cos’è il minimalismo, e più precisamente il downshifting?
E’ il percorso che si intraprende con l’obiettivo di aderire a se stessi, e non alle aspettative / pretese di altri, in diversi ambiti: relazioni, lavoro, possessi; caratterizzato dalla necessità e dal desiderio di “scalare la marcia”, mettere il segno meno e non (come è solito) più davanti alle proprie azioni, al numero di frequentazioni, anche alle intoccabili “ambizioni”.

In settimana, mentre seguivo una puntata de L’Eredità, la domanda del gioco della Scossa era:
che cosa non bisogna mai dire durante un colloquio di lavoro?,
seguiva un elenco di domande ed affermazioni, palesemente da evitare secondo il tacito codice della dignità professionale (codice che io disdegno: trovo del tutto normale, con le dovute specifiche sul modo in cui lo si fa, chiedere informazioni, e pure precise!, su stipendio, ferie, infortuni ecc. Ma in un paese ipocrita e servile come il nostro tutto questo non è un diritto, è una “alzata di testa”…).
Tra le tante opzioni c’era una risposta alla classica domanda: Come ti immagini lavorativamente tra 5 anni?; una risposta che non era considerata troppo audace, al contrario, era auspicabile porgerla, pena fare la figura delle persone mediocri, scarse, persino remissive. Eccola: tra 5 anni mi immagino responsabile / direttore.

Che si parli di una ipotetica fabbrica, o di un’azienda, è evidente il meccanismo non solo psicologicamente svalutante verso chi non corrisponde a questo generico, totalizzante “profilo unico”, ma anche squalificante per troppi lavoratori “medi”, “normali” – e magari  felici di esserlo.
Lavoratori che non hanno grandi ambizioni, ma non per questo non hanno alcuna ambizione: solo, hanno le proprie, personali, il più delle volte non esagerate, non grandiose, non pubblicitarie da uomo-che-non-deve-chiedere-mai.
Fare downshifting significa prendere atto di questo, verificare i propri reali bisogni e non allinearli per forza a quelli di un’agenzia interinale, con le sue fantasiose ed irrealistiche idee.

Perché, del tutto legittimamente e dignitosamente, come Mattias – il protagonista di “Che ne è stato di te, Buzz Aldrin” del norvegese Johan Harstad – riafferma:
non tutti vogliono dirigere un’azienda;
qualcuno vuol essere una ruota dell’ingranaggio.
Nient’altro.

Buzz_Aldrin_(Apollo_11)

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2 thoughts on “Minimalismo in pillole / 6

  1. non ricordo se te l’ho già detto, nel qual caso mi scuso per la ripetizione. mio marito alla sua “tenera” età è ancora cassiere. mica che sia scemo; gliel’hanno offerta in passato la promozione e, se avesse voluto, adesso sarebbe direttore di filiale. lui però ha scelto di continuare a fare il lavoro che da un lato gli piace e gli è congeniale e che dall’altro gli permette di avere più tempo per sè (i direttori di filiali lavorano, lavorano, lavorano… e gli viene un ictus a sessant’anni XD). risultato: non sai quante volte lo guardano dall’alto in basso, non solo certi colleghi ma anche certi clienti, perchè pensano che sia ancora alla cassa perchè è cretino. il problema è che certi meccanismi van da sè: lavori, dunque devi aspirare a fare carriera.

  2. No, questa mi mancava… ovviamente la trovo un’ottima cosa.
    Quanto a chi lo guarda dall’alto in basso, putroppo sappiamo che è inevitabile.

    Anche quello del cassiere, oltre ad avere un suo specifico perché, è un mestiere dentro il quale crescere e diventare… dei veterani. Gente che conosce piccoli segreti, che un “giovane” (acerbo in quel ruolo) non saprebbe sfruttare. Eppure, anche questo lo sappiamo, oggi le aziende di ogni tipo si divertono a “svecchiare” continuamente le posizioni, a sostituire ogni tre giorni gli addetti con altri addetti che ogni volta devono ricominciare da capo. Ahinoi.

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