Rinnovare l’amore

La preghiera ottiene ciò che manca alla nostra debolezza e l’arte di rinnovare il proprio amore: il marito continui sempre a fare un po’ la corte alla moglie; la moglie cerchi sempre di lusingare il marito, usando attenzioni e gentilezze. Scrive San Francesco di Sales: “L’amore e la fedeltà, congiunte insieme, generano sempre l’intimità e la confidenza; per questo i santi e le sante sposati si sono scambiati molte reciproche carezze nello stato coniugale. Così Isacco e Rebecca (la più casta coppia di coniugi del tempo antico) furono scorti attraverso la finestra accarezzarsi in modo tale che, quantunque non ci fosse nulla di indecente, Abimelech si accorse che non potevano che essere marito e moglie. Il grande re San Luigi venne quasi rimproverato di eccedere in tali… piccole attenzioni richieste per la conservazione dell’amore coniugale”.
…Contrasti e dissensi rappresentano un quarto ostacolo dell’amore coniugale. Anche i migliori tra i coniugi hanno i loro momenti di stanchezza e di malumore, cui bisogna trovare rimedio senza rompere la pace. Lui è corrucciato e scuro? E’ il momento per lei di illuminarsi di dolcezza. Lei è nervosa e stanca? E’ la volta di lui di tenersi calmo, aspettando la schiarita. L’importante è che il nervosismo di lui e di lei non coincidano nel tempo e si sovrappongano, altrimenti si determina un cortocircuito, sprizzano lampi, sfuggono parole, certe volte troppo vere, di quella verità triste che produce delusioni, rancori, ferite segrete. Giustizia vorrebbe – se proprio i brutti momenti non si possono evitare – che ciascuno dei due avesse il suo turno di brutto carattere. Purtroppo succede che uno dei due ne ha il monopolio, talora! In questo caso all’altro non resta che prendere il coraggio a due mani e cercare di avere il monopolio della pazienza!

[Papa Giovanni Paolo I, da “Illustrissimi”, Lettere ai grandi del passato]

Ovviamente, in specie leggendo la seconda parte, mi viene da fare riferimento a mia mamma. Niente di più semplice e niente di più vero, basterebbe che il malumore toccasse “a turni” e che ciascuna riuscisse a trattenere una reazione di disappunto (per non dire di peggio…) al malumore dell’altra.
Finalmente sembra che siamo sulla buona strada.
E’ amore anche quello tra genitori e figli, e anche in esso c’entra la castità: la capacità di guardare all’altra senza pregiudizio, e ogni volta come se fosse la prima volta che ci si scontra con i suoi difetti, con la volontà di non lasciarsi inasprire da essi.

Come ben sa papa Francesco, in questa impresa i grazie, i prego, gli scusa fanno la differenza – soprattutto gli scusa, aggiungo io. Ma se siete fra quelle famiglie o, comunque, coppie che già li adoperano d’abitudine, sapete anche che a nulla valgono se non esiste, alla base, un vero ascolto.

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2 thoughts on “Rinnovare l’amore

  1. «Ma se siete fra quelle famiglie o, comunque, coppie che già li adoperano d’abitudine, sapete anche che a nulla valgono se non esiste, alla base, un vero ascolto.»

    è vero, cara CD, ma non del tutto; il vero ascolto è sicuramente la sostanza primaria del rapporto che funziona, che dura, che si impasta con una vita a due ben vissuta; ma gli «scusa» anche usati per educazione, per cosiddette buone maniere, non sono poi da buttar via; io credo che due persone vanno d’accordo non tanto perchè sono adatti l’uno all’altra, ma perché sono persone che sanno essere abbastanza educate nel comportarsi; insomma, uno «stile» garbato non è solo forma, alla fine intride anche la sostanza; personalmente sono un forte sostenitore delle cosiddette «buone maniere», perchè funzionano comunque; certamente conta anche la «sostanza» dei pensieri, ma lo «stile» nella vita è essenza stessa dell’essere al mondo

  2. Il problema non sono le buone maniere fini a se stesse, che male non fanno (anzi, come rilevi, fanno comunque bene al quieto vivere, se non anche ai rapporti). Sono piuttosto le buone maniere intrise di cattivo spirito (es.: ti dico grazie quando mi passi il sale, ma intanto penso che ci hai messo troppo per i miei gusti) a non valere nulla. Le buone maniere innestate sull’ascolto dell’altro diventano fondamentali, amplificano quel che di positivo già c’è, mentre le stesse usate da chi non ha prima imparato ad ascoltare sono come i cappottini che qualcuno fa indossare ai cani: un accessorio grazioso, ma inutile. Per chi preferisce le metafore classiche: un castello di carte. Una casa sulla sabbia?

    Ma allo stesso tempo capisco e condivido quel che scrivi.
    Mi fai pensare ad un semplice assunto (molto generico) che in realtà è più materia tua che mia: cioè quanto affermano correttamente le cosiddette teorie comportamentali, supportate dalle neuroscienze.
    Come è vero che la nostra struttura mentale (e sinaptica) condiziona il nostro comportamento e la visione che delle cose ci facciamo, è anche vero che l’abitudine concreta forma – letteralmente – il cervello nelle sue connessioni, creandone di nuove o rinforzandone altre, e rinforzando così l’abitudine stessa (nel nostro caso, una “buona abitudine”). Anche senza sentirla immediatamente propria, una persona può indursi una nuova abitudine con tutti i vantaggi del caso.
    Tuttavia, di nuovo, un conto è acquisire comportamenti non solo formalmente accettati ma socialmente vantaggiosi, un conto è dare a quei comportamenti un significato che vada oltre. Per amore del coniuge ci si impegna a questo tipo di scambio (grazie, prego, scusa). Per vantaggio sociale no: si impara un rituale.

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