Di cioccolate, auto ed alieni

Non direi nulla di nuovo se ricordassi che, nella vita, non ci si converte una sola volta, nè una volta per tutte (quando ci si crede particolarmente arrivati). Ne abbiamo parlato anche qui, per esempio.
Perciò non stupirò (quasi) nessuno se racconto che da circa un mese ne ho avuta (è proprio il caso di dirlo, perché è stato un dono fatto e finito) un’altra. Folgorante, tanto è stata rapida e netta (ho chiesto a Maria un aiuto piuttosto generico, e mi sono trovata fra le mani delle risposte, al contrario, alquanto precise). Per i cinici, più che altro una (meningite) fulminante.
E’ che, come scrivevo ad un amico, l’incidente – chiamiamolo così… – di quest’estate che mi ha vista ferire, seppure involontariamente, mia mamma non è stato soltanto un trauma psicologico (quello lascia delle discrete ferite, ma è sotto controllo), è stato anche e soprattutto un trauma spirituale. Per cui avevo due sole possibilità: andare definitivamente a fondo oppure fare un salto di qualità.

E’ certamente vero che, come per altre cose nella vita, anche nelle conversioni si può avere un avvicinamento graduale e di tendenza lento (an-da-men-to leeentooo). Volendo, si potrebbe leggere qualcosa di simile nel mio passaggio dal “nulla” al noachismo, e poi ad un cristianesimo non meglio specificato (piuttosto libero ma sempre “in trattativa” con questo e quello). Ci sono voluti anni, e ci sono stati inciampi e passi indietro, alle volte.
Eppure questo ultimo passaggio si distacca da tutto il lungo percorso antecedente per alcune caratteristiche; non solo per la subitaneità. Intanto non è il risultato di una mia ricerca personale, in gran parte intellettuale, ma l’esito di una richiesta diretta (mediata da Maria, okay, ma pur sempre una richiesta formulata come in una conversazione qualsiasi).
In secondo luogo, similmente, non posso propriamente dire di aver “scelto” di diventare cattolica: io ho accettato non una proposta di vita in sè ragionevole (anche se si può correttamente dire che quella cattolica sia una proposta, sia personale cioè rivolta a ciascuno singolarmente, e sia ragionevole) disponibile sempre, ma qualcosa di più “stringente”, una risposta precisa a un bisogno espresso lì per lì. Del tipo che tu rientri a casa congelata, la sera, lamentandoti e sbuffando e tuo marito ti schiaffa sotto il naso la cioccolata Ciobar. Che, gli dici No grazie? Non l’ho scelto nè per la verità ho mai pensato (mai, fino a un minuto prima di cascarci dentro) di volere esattamente questo piuttosto che altro, ma l’ho accettato: non voi avete scelto Me, ma io ho scelto voi. Più che “amen” e “grazie, per la miseria” c’era poco da aggiungere o considerare.

Terzo, ma a me pare la questione più interessante, ho capito che non stavo sbarellando di brutto perché questa mezz’ora di rosario che mi ha ribaltata sottosopra non mi ha portato nuovi cerchi da far quadrare, ha invece sciolto i nodi – come si suol dire faccia Maria. Se prima ciò che della Chiesa non comprendevo o su cui non concordavo era motivo, in apparenza logico, di distacco dalla stessa; adesso posso permettermi – per così dire – di risolvere i numerosi attriti in un secondo tempo. O di non risolverli affatto. Insomma so – lo so e basta – che la “macchina” della Chiesa funziona, non è necessario che io dirima ogni diatriba, approfondisca ogni problematica, dissolva ogni vera o presunta incoerenza. Anche se non ignorerò tutto questo.
Per utilizzare bene la mia auto è fondamentale che ne rabbocchi i liquidi, curi le gomme, che faccia benzina, la revisione; che abbia una guida fluida e via dicendo. Ma non ha alcuna importanza, anzi di solito significa creare inutili casini, che io stessa sia l’emulo di un provetto meccanico. Può essere utile conoscere qualcosa di più, ma non chissà che. Allo stesso modo non mi serve giustificare ogni fatto o regola della Chiesa per farne parte: il “pacchetto” di fondamentali (tra i quali i sacramenti) è il minimo cui acconsentire, ma rappresenta al tempo stesso pure il meglio che ci è offerto; a mio avviso.
Non è che all’improvviso mi è andato – o mi sono fatta andare – bene tutto; insomma. Anzi, impallidisco al pensiero delle lotte interiori a venire. Però ciò che conta di quel tutto mi sta bene, ed ho una visione che mi pare chiarissima, almeno al confronto di com’era prima, delle priorità e del valore da assegnare a ogni singolo fattore. Per questo mi sembra di non essere mai stata così serena e sicura di dove mi troverò tra (x) anni: cioè forse in un luogo fisico diverso, ma nella stessa realtà – beninteso, a questo punto, voluta da Cristo stesso e non “inventata” per soggiogare il mondo (in concorrenza con alieni e massonerie varie).

Non intendo scrivere alcunché di celebrativo, ma visto che mi sono addentrata nel discorso, mi sembra quantomeno doveroso approfittarne per ringraziare – senza far nomi – tutti quelli che nel tempo si son fatti sentire ai piani alti per tirarmici dentro; ecco.
Fine della comunicazione. E che sia un felice Natale per tutti voi lettori ^__^

ohholynighttop

 

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7 thoughts on “Di cioccolate, auto ed alieni

  1. Ciao denise, avevo percepito un cambiamento, o meglio il tuo esserti incamminata per una nuova strada. sapesi quanto lo vorrei anch’io ma la fede, quella di cui parli e della quale parla anche un’altra Amica blogger, non riesce ancora ad entrare in me, forse troppe le ferite che sono state inferte allora al mio cuore bambino… io ti abbraccio forte, sempre con la speranza e l’intento di poterlo fare davvero un giorno,magari proprio ilprossimo anno. Ciao ed una carezza alla mamma ed un pensiero al tuo papà che, con la sua scomparsa, ha cambiato il corso della tua vita.

  2. Ciao, belle donne.

    In effetti, Libera, pochi post addietro ci ho scritto su due righe, ma del tutto prive di riferimenti, quasi solo per me. Per il resto non so se e cosa si noti – un’amica mi ha parlato, meravigliata, del cambiamento che ho avuto da quando ci conosciamo e so che il grosso è avvenuto dopo lo scherzetto di mio papà, certo. Per quel che mi concerne ho come la sensazione di stillare miele in giro, ecco, risparmiando un po’ di fatica a chi ha a che fare con me. Non potendo altro, per lo meno una goccia sul cuore te la lascio cadere.
    “L’anno prossimo a Gerusalemme!”, dicono gli ebrei. Di solito, poi, non ci vanno. Noi impegniamoci e vediamo di incontrarci davvero, invece 🙂 Giro la carezza alla mamma (che si metterà a ridere, come sempre quando non ha idea di cosa le stia dicendo). Un abbraccione alla cannella.

    A te, Miss, invece l’abbraccio lo mando al rosmarino. Così, mi ispira.
    Stesso discorso per la mamma… adesso la vado a “infastidire” un po’ xd
    A presto 🙂

  3. Un buon – sereno – felice Natale a te!
    (Vado sul sicuro, io).

    Vero, diciamo pure che è una pietra miliare, codesto post.
    Dopotutto il blog compie due anni e mezzo, le Cecilie diventano grandi eccetera xd

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