Custodi

Avvertenza: nessuno ritenga di potersi riconoscere in una delle mie descrizioni. Il mio pensiero raccoglie presente e passato, discussioni con amici, professionisti e sconosciuti senza distinzioni precise; non è una lamentazione ma una constatazione, quasi un’esortazione.

E’ comprensibile che mi si chieda se devo proprio stare così “attaccata” a mia madre, che mi si proponga di prendere un appartamento per me stessa – cosa che mi sarebbe per altro agevolata – e non si capisca il perché del mio no, che si resti stupiti del mio praticamente perenne non avere una relazione di coppia.
E’ comprensibile, occorrerebbero più di cinque minuti per spiegare le ragioni delle mie anomalie; e tuttavia mi sembra anche che queste ragioni siano comprensibili in modo immediato, prima di ogni legittima spiegazione, se solo le anomalie le si accettasse così come sono in un’ottica evangelica invece che nel tentativo di cancellarle, secondo un imperativo che va ben oltre le reali necessità assistenziali.

custodireDopo ogni conversazione, o quasi, in proposito, ho finito per ribadire o per riassumere l’intero discorso socio-sanitario che ci riguarda in un’affermazione apparentemente semplicistica, ma che a mio parere ne rivela il succo: mia madre ha bisogno di me, in diversi modi, ed io non ho motivo nè intenzione di negarglielo. La domanda corretta è: che ne sarebbe di lei se mi tirassi indietro?
E non basta ripetere una sacrosanta verità, quale: se fosse paralizzata, o almeno avesse un Alzheimer non incipiente ma evidente, sarebbe più facile per tutti cogliere questo bisogno (solo quello più materiale, in ogni caso). Non basta perché purtroppo oggi sempre più si tende a scavalcare una ponderata valutazione delle possibilità delle famiglie, e si suggerisce con noncuranza estrema che chiunque limiti i progetti di ciascun altro membro, per sopravvenuta malattia ma non solo, sia a prescindere un ostacolo a una vita normale, decente, giusta. Che è tale solo se si compie come uno l’aveva prevista e voluta, non una virgola di “voglio” in meno.
Ma nessun progetto di Dio sulla nostra vita prescinde dal Suo progetto sugli altri, in specie quegli altri così vicini. E nessun nostro progetto “andato a monte” ci va per caso, nè è necessariamente un male.

Ora, siccome io non sono nata sotto un cavolo e non ho accettato al volo, con uno schiocco di dita, di sopportare la malattia nè mia nè tantomeno altrui, che a sua volta non ho desiderato ci capitasse; credo di potermi permettere di dire francamente e senza mezzi termini a chi tocca l’argomento che io sto facendo quello che devo, punto. Che agli altri sembri sensato o meno.
Di frequente non mi piace, o meglio, mi mette in difficoltà a volte anche drammatiche, e ogni circostanza richiede comportamenti diversi e adeguati; eppure non c’è alcuna alternativa che alleggerisca il carico senza però sottrarmi all’obbligo morale di custodire, di prendermi cura di lei, che poi è la famiglia (e oggi si celebra giusto questo: la famiglia, quella Sacra in particolare che poi è modello per tutte le altre, non certo come aggregazione di persone ma come unione spirituale delle stesse).
Non sono in catene e non ho rinunciato nè al piacere, nè alla dignità, nè ad avere una mia vita personale e ancor meno alla mia libertà. Ma distinguo e chiedo che si distingua ciò che fa capo alla mia libera scelta e ciò che è un fatto incoercibile. Dopotutto, “davvero libero è chi vuole ciò che deve, e ne è colmato di gioia”.

Il Signore ha glorificato il padre al di sopra dei figli
e ha stabilito il diritto della madre sulla prole.
Chi onora il padre espìa i peccati e li eviterà
e la sua preghiera quotidiana sarà esaudita.
Chi onora sua madre è come chi accumula tesori.
Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli
e sarà esaudito nel giorno della sua preghiera.
Chi glorifica il padre vivrà a lungo,
chi obbedisce al Signore darà consolazione alla madre.
Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia,
non contristarlo durante la sua vita.
Sii indulgente, anche se perde il senno,
e non disprezzarlo, mentre tu sei nel pieno vigore.
L’opera buona verso il padre non sarà dimenticata,
otterrà il perdono dei peccati, rinnoverà la tua casa.

[fonte]

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3 thoughts on “Custodi

  1. non credo che tu abbia alcunchè da giustificare: compi delle scelte, all’interno degli eventi della tua vita, e fai bene a seguire quella direzione che ti appare migliore; se poi tutto questo accadimento lo inserisci in una convinzione religiosa autentica, meglio per te, sei meno «sola» nelle decisioni, perché le inquadri nel percorso comune di chi ha la stessa fede, la stessa visione della vita;

    è anche vero, però, cara CD, che puo’ capitare, imbattendosi in una giovane e graziosa donna quale sei, possa emergere l’esortazione a «godere» appieno la tua giovinezza, e questo è un pensiero istintivo, legato all’amore che tutti abbiamo per la giovinezza, la giovinezza concreta del corpo, della carne, della pelle, degli occhi;

    in realtà il ragionamento più saggio è quello dell’esortazione a coniugare, nei limiti del possibile, i vari aspetti della vita, trovando un equilibrio fra le varie istanze

    io penso che quello che tu giustamente rifiuti è una visione totalmente egocentrica dell’esistenza, frutto di una cultura fondamentalmente atea, ma non nel senso banale del termine, bensì nel senso di una mancanza di sacro, di profondo, in una concezione della vita sostanzialmente commerciale: un bene fisico temporaneo da sfruttare a fondo altrimenti ci rimetti, altrimenti sprechi il capitale; senza accorgersi che è questo atteggiamento il vero mod di buttare via la vita

    detto questo, ti saluto con dolcezza, mi stai simpatica

  2. E’ vero, non ho di che giustificarmi, ma mi viene chiesto di farlo.
    O di fare una scelta diversa, “per il mio bene”.

    Mi viene in mente in particolare un episodio – ed ecco perché parlavo di libertà – in cui mi è stato chiesto “come avrei fatto se mi fossi trovata un ragazzo”. Sottintendendo: se ti fai una famiglia, non puoi anche accollarti tua mamma. Per ora ci sta, ma poi…
    La risposta è semplice: se mi faccio una famiglia, in quella ci deve essere spazio (fisico e non, pur non invadendosi reciprocamente) per lei. Un ragazzo che non se la senta di accollarsi lei insieme a me non è il ragazzo giusto. Ce ne sono di quelli che soffrono per una vita la suocera, che pure è in forma, perché non sanno mettere dei paletti, non è dunque lo sforzo maggiore – sapendolo da subito – accettare una situazione inevitabile. Se mi vuole. Se no, amen.
    Come dissi ad una amata dottoressa: lei c’è, esiste, mica la posso far sparire. E’ il resto che deve in qualche modo conformarsi a questo, non viceversa. Poi certo, come dici ci vuole equilibrio. Io ne ho trovato uno pur nella “miseria” che mi contrassegna. Sono disposta a cambiarlo, a mettermi sottosopra e cercarne uno nuovo, con altri; ma se ne vale la pena, se ne esco arricchita e non con l’affanno, più lontana dalla pace che mi sono conquistata.
    Posso ammettere che sia la fede a spostare l’equilibrio, perché di Dio mi fido.
    Ho imparato, sto imparando.
    Ma gli uomini, anche i migliori, con tutto il rispetto devono prima dimostrare di che stoffa sono fatti 😉

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