Disperazione non è irrazionalità

Eh, quanti ne leggo che affermano: “Se capitasse a me, se fossi io il genitore di un bambino malato cronico-degenerativo, certo che mi affiderei a Stamina: quando si è disperati, non ci sono scuse, si tenta qualsiasi cosa. Mi offrissero di guarirlo con la pranoterapia, non direi di no. E non me la sento di giudicare chi si aggrappa a Stamina”.

Tralascio il giudicare, prendo magari però in considerazione l’opportunità (e non solo l’occasione) di valutare le scelte altrui. Che non sono intoccabili. Che ricadono anche su di noi. Che significano qualcosa, non foss’altro che per il fatto che questa disperazione non è richiesta accorata ma pugni battuti sui tavoli, e ancor più sui teleschermi.
Tralascio anche il merito del perché, secondo me, sostenere Stamina equivale a prendere una tremenda cantonata (no, non si tratta dell’essere convinti che possa essere una truffa; se anche non lo fosse, molto prima di questo, è una prevaricazione ed una beffa ai danni di chi soffre… per come si offre).

Annoto solo due cose.
La prima, che facilmente su 100 blogger, iscritti a Facebook e via danzando ce ne saranno forse 20 che davvero metterebbero a rischio la vita dei propri figli, per malati che siano (perché a differenza di quanto si porta a motivazione, certe pratiche non sono solo inefficaci ma proprio rischiose: come Stamina, ad esempio).
La seconda, è che la disperazione non equivale all’irrazionalità, o alla mancanza di lucidità.
Più spesso, anzi, si sa che per un apparente paradosso di-sperare stimola il coraggio, che si fonda sulla chiarezza di intelligenza degli eventi. Un paradosso solo apparente, appunto: infatti il coraggio del disperato è quello di chi ama la vita, ciò che potrebbe essere e non è. Mentre troppe dichiarazioni, prese di posizione (anche concrete, con striscioni), empatie mediate dal racconto distorto dei media (vogliamo parlare delle riprese del papa insieme a Noemi?) favoriscono uno sterile, inconsistente e soprattutto bugiardo eroismo.
Se toccasse a me, in persona, o ai miei figli, mai.
Mai e poi mai per amore li lascerei in mani che non so sicure.
L’amore è fare il loro bene, non consolare la mia paura, o imbrigliare il panico.
Ed il bene (ora come ora) sta nella direzione opposta a Stamina.

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