Dolce catena che ci rannoda a Dio

A Gesù attraverso Maria: è questo il segreto, antico e sempre nuovo, del rosario

foto di Sylvain Sonnet - Corbis.

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Maria consegna il rosario a san Domenico, alla presenza di santa Caterina da Siena
Foto: Sylvain Sonnet / CORBIS

di Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla

La pietà popolare dedica a Maria, in modo particolare, i mesi di maggio e ottobre. E le corone di rose che da oltre un millennio il popolo cristiano offre alla Madre del Signore soprattutto in quei mesi, sono racchiuse nella preghiera del santo rosario, «dolce catena che ci rannoda a Dio, vincolo di amore che ci unisce agli angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio», come recita una nota preghiera del beato Bartolo Longo.

È una preghiera semplice, che chiunque può recitare, in qualunque ora del giorno e in qualsiasi luogo. Il fatto che si tratti di una preghiera popolare, però, non deve farci pensare che il rosario sia qualcosa di staccato dalla preghiera «ufficiale» della Chiesa.

La forma litanica della ripetizione non è un mantra che ci separa dalla nostra vita quotidiana, ma è lo spazio della contemplazione dei misteri della vita di Gesù nei quali troviamo la luce per leggere anche la nostra vita di ogni giorno.
In questa contemplazione chiediamo di entrare nello sguardo di Maria, di essere da lei introdotti nel mistero che meditiamo, di essere accompagnati a scorgere il nesso tra quel mistero e ciò che noi stiamo vivendo.

Così, progressivamente, cresce in noi la confidenza con il modo di operare di Dio e, al contempo, matura la certezza nella bontà del suo disegno che si dipana nella storia e coinvolge anche noi. Come la goccia che cadendo ripetutamente sulla pietra scava un nuovo spazio, così il susseguirsi delle Ave Maria spacca la pietra del nostro cuore aprendola al dono della fede.

Più forte della distrazione
Non dimentichiamo, poi, che il rosario rappresenta una delle preghiere di intercessione più potenti. Sgranando i nodi della corona, la nostra mente e il nostro cuore si popolano di volti e di immagini che portiamo, quasi senza avvedercene, ai piedi della Madonna.

È vero: come in ogni preghiera, la distrazione ci attanaglia.
A volte siamo stanchi, più o meno addormentati a seconda delle ore del giorno in cui preghiamo, ma poi un soprassalto dello Spirito ci permette di rientrare nelle parole che stiamo dicendo o nel mistero che stiamo contemplando e di raggiungere il porto sicuro del cuore di Gesù. La Madonna conosce benissimo le nostre debolezze, le nostre stanchezze o preoccupazioni, non si scandalizza delle nostre difficoltà, ma è contenta che proprio dentro queste nostre fragilità il rosario segni un fiume luminoso di adesione e di ricerca della volontà di Dio.

Occorre però educarsi ed educare a questa «oggettività» del rosario. Se vissuto bene, secondo questa intenzione ampia, profonda, biblica, che è la sua ispirazione vera, esso è veramente una sintesi della vita cristiana e non ha niente di pietistico.

Dobbiamo tornare a prendere in mano la corona, soprattutto nelle famiglie. Dobbiamo imparare a ritagliare qualche minuto, alla sera, oppure nei momenti della giornata in cui la famiglia si riunisce, per invocare la protezione di Maria.
E così, con il passare del tempo, i litigi, le invidie, le parole dette di fretta, tutto ciò che anche sotterraneamente può rompere la comunione, troverà un nuovo orizzonte. Ciò che prima ci sembrava un ostacolo insormontabile ci apparirà nel suo giusto peso, illuminato dalla considerazione dell’amore di Dio che ci precede e che di continuo ci accompagna. Scopriremo la grazia del perdono reciproco, il dono della pazienza. I nostri cuori si dilateranno alle dimensioni del mondo intero, introducendoci in quella comunione dei santi che sulla terra e nel cielo pregano assieme a noi.

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6 thoughts on “Dolce catena che ci rannoda a Dio

  1. Wow… Che bello. Ci credi? Noi, in casa, abbiamo una statua della Madonna. Non grande, sarà alta trenta-quaranta centimetri, colorata e molto bella, nella foggia della Immacolata, molto dolce. Da quando è morta mia mamma, che l’ha sempre tenuta sul comò della sua camera, l’abbiamo messa lì, su un tavolino basso nella sala. Quando io ero piccolo, circa intorno al 1959-1960, stavamo in campagna, e nel mese di maggio la gente si riuniva per recitare il rosario, la sera, nel portico della casa dove abitavamo. Era mia mamma a guidare il rosario, e, su una mensola molto alta, in un angolo del portico, metteva questa statua qui. Ma veniva tantissima gente, il portico era pieno.

  2. Sicuramente la ripetizione ha un effetto di grande suggestione, conferisce alla preghiera quella forte valenza «magica» (mi scuso per il termine ma non è scritto in senso dispregiativo). E non è un caso, a mio avviso, che ci si rivolga ad una divinità femminile, con radici profondissime nella storia dell’umanità.

  3. No, non è senz’altro dispregiativo provenendo da te, anzi lo trovo azzeccato.
    Se, da definizione classica, la magia è un uso consapevole della propria volontà, la ripetizione come giustamente scrivi aiuta a centrarla e raccoglierla, questa volontà.

    Maria non è certo una divinità, ma neppure è un soggetto qualsiasi.
    Alcuni dicono che raccolga in sè le radici di molti culti antichi, senza perciò (secondo Messori) degradare nella maschera cristiana di una sostanza che resta pagana. Può darsi, a me (forse per averle già indagate a modo mio, queste radici), al momento interessano molto più rami e foglie che da questa affascinante “pianta” originano.

    Buona serata e buon fine settimana.
    Probabilmente sarò online molto meno, da ora in avanti, ma non sparisco.

  4. «sarò online molto meno, da ora in avanti, ma non sparisco»

    dal mio pensiero non sparisci mai di certo, piccola CD, ma spero non sia per problemi troppo gravi questa assenza, questa presenza diluita

  5. stai sereno: nessun problema, al contrario, un desiderio di pace.
    ho deciso di levare da casa la connessione alla rete e mantenere solo il telefono: la biblioteca è quasi sempre aperta e ne offre una economica, che però al contempo mi costringe a non disperdermi, a non passare la giornata collegata facendo avanti e indietro dallo schermo ogni cinque minuti. e a scegliere di usare il tempo solo per ciò che conta davvero.

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