Di carte e grani

Ho sempre considerato i tarocchi un valido metodo di lettura del reale: non un sistema di previsione del futuro – evenienza non impossibile, come la storia di più di un santo insegna, ma comunque eccezionale e soprattutto non esperibile sistematicamente e volutamente -, casomai uno strumento di autoconoscenza, di rivelazione dell’io profondo.
Con una battuta, considerata la mia maturanda avversione per l’analisi psicologica effettuata dai numerosi professionisti ufficilamente titolati per farlo; potrei consigliarli come mezzo alternativo; senonché credo appaia chiaro anche al più profano che leggere, cioè interpretare una stesa di carte è – se non proibitivo – quanto meno molto impegnativo.

E’ esattamente per questo motivo che ne ho abbandonato lo studio: così come non trovo uno psicologo che mi soddisfi, infatti, anche tra chi insegna a vario titolo la lettura dei tarocchi vi è una prevalenza di persone dal background ibrido, che mescolano (magari abilmente, e perciò più rischiosamente) alcune idee mutuate dalla psicologia / psicanalisi a convinzioni discutibili (per esempio il reiki), queste ultime particolarmente insidiose perché veicolano concetti in apparenza simili ma nella sostenza molto differenti da quelli conosciuti per tradizione da molte persone (l’esistenza degli angeli, per dirne una).
Per questo, dopo parecchio tempo, mi sono decisa a declutterare i miei due mazzi, un libro ed una dispensa.
Talvolta la pigrizia potrebbe essere superata, ma la mancanza di un adeguato maestro no.

1-Magician

La prima carta del mazzo Morgan-Greer

Mi rendo ben conto che molti considerano i tarocchi una pratica esoterica (senz’altro lo è), e perciostesso anticristiana (questo, invece, è errato).
Io mi limito a notare due cose: che vi è un’analogia precisa tra di essi ed il rosario, e che essendo quest’ultimo più accessibile, oltre ad avere chiaramente anche altre caratteristiche diverse, è in generale da preferire – se pure si volesse sostanto “esplorarsi”, e non pregare, cioè comunicare con se stessi e non con un Altro.

L’analogia è semplice eppure, mi pare, non banale.
L’uso di immagini in entrambi i casi (il rosario lo si può recitare anche senza osservare le illustrazioni dei misteri, ma queste costituiscono un supporto diffuso ed abituale alla meditazione).
La meditazione, appunto, sopra l’uomo: un uomo in particolare, nel caso dei tarocchi, peculiarmente nella sua individualità; l’Uomo per eccellenza, il “nuovo Adamo”, ovvero Cristo, nel caso del rosario, in interazione costante con le sue creature.
La trasformazione della persona che medita: l’uno e l’altro, pur diversi fra loro, sono entrambi un atto magico.

terzo mistero luminoso lourdesTerzo mistero luminoso, mosaico di Marko Ivan Rupnik [fonte]

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9 thoughts on “Di carte e grani

  1. Ho una carissima amica che pratica la lettura delle carte, con convinzione. Io non conosco l’argomento, ma ritengo difficile pensare di trovare dei nessi fra una casuale sequenza di carte che vengon scoperte e gli eventi della propria vita, o gli aspetti peculiari della propria persona. Ma la fede in qualsiasi cosa di rivelato (dalle carte, in questo caso – ma evidentemente più in generale anche in ciò che può essere “dimostrato”), come ricorderai, non fa parte del mio essere.

  2. Non saprei indicare il perimetro corretto della tua “diffidenza”, ma certo che la ricordo.
    E’ uno dei ganci attorno ai quali da un po’ sto cercando di lavorare la trama del mio atteggiamento rispetto al disaccordo. In linea con il mio carattere che è massimamente conciliante ed estremista insieme, il tutto si risolve concretamente, in genere, nell’esclusione volontaria dalla discussione di interi campi di interesse e di vissuto (con te la religione, con altri la politica; solo gli stupidi hanno il privilegio di avere da me una risposta per ogni cosa).

    Posso solo precisare, a parziale chiarimento, che se pure la sequenza viene come viene, i contenuti delle immagini sono quanto di meno casuale e di più universale.
    Ma naturalmente la mia divagazione non vuole attrarre nessuno, solo offrire un semino di riflessione.

  3. Beh, disaccordo a parte, le tue discussioni non mancano mai di stimolare le mie riflessioni e, quando riesco, di spingermi a lasciarne traccia anche qui. Che, visto il mio atteggiamento piuttosto simile al tuo di esclusione di “interi campi di interesse” in certi casi, è già una gran cosa 😉

  4. Ahah! Allora devo ritenermi più che soddisfatta 🙂 (Comunque, tu puoi permetterti di passare anche solo per un saluto veloce. Mi interessa più quello che essere d’accordo).

    “Il linguaggio è come un accoppiamento di tartarughe: un’impresa non precisamente efficiente”.
    . Antoine de Saint-Exupéry .
    Quando hai voglia di dirmi qualcosa di importante, mandami solo una fotografia, con una breve didascalia.

  5. E’ che anche quando scrivi qualcosa su cui non mi trovo d’accordo (o forse soprattutto in quei casi), lo fai così bene, con parole così efficaci, che mi succede naturalmente di riportarti un po’ del mio punto di vista (in modo sempre più goffo e meno incisivo di come riesci a far tu, s’intende).
    E forse hai ragione, mi esprimo meglio con le foto 😀 Questa cosa, poi, del comunicarti attraverso fotografia e didascalia… l’ho molto apprezzata, e mi ha colpito che tu me lo abbia chiesto 🙂

  6. Ohibò, grazie. Davvero.
    Naturalmente so di cavarmela bene con le parole, ma tende ad essere un fatto normale per me.
    Perciò un buon complimento, oltre a far piacere, rimette le cose in prospettiva.

    L’idea di comunicare a mezzo foto è probabilmente fin troppo spontanea, considerato che quello è il linguaggio che ti è più proprio (non pensarti goffo scrivendo, comunque).
    Però piace anche a me e non è buttata lì tanto per dire, ci tengo.
    Non garantisco un sonetto in risposta ogni volta, ma tu pensaci 😀

  7. Beh, io non garantisco neppure chissà che fotografie, quelle che mi capita di incontrare nei miei giri… Te ne passerò di certo qualcuna…

  8. (Nulla uscirà dalla mia casella di posta, s’intende).
    Non è un concorso, perciò non farti problemi: io te ne ho appena mandata una mia, brutterrima, in fondo all’ultima risposta. Così “rompo l’obbiettivo”, ahem 😉
    Ripeto: se e quando vuoi. ‘notte.

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