Geografie cimiteriali

Ho l’abitudine di fare un giro al cimitero tre volte la settimana, con mia mamma; ma è un giro per lo più pratico, di necessità: si innaffiano i vasi, si puliscono le lapidi, e via dicendo.
Certo, ci si sofferma anche un po’, ma non troppo, a casa ritroviamo le stesse fotografie e più intimità.

Vecchio_cimitero_della_misericordia_ai_pinti,_statua_angelo_all'ingresso_03Vecchio cimitero della misericordia ai pinti, Firenze

Diverso è quando mi capita di passare di lì da sola, magari durante una delle mie camminate.
Non solo ci entro esclusivamente per passare del tempo – tanto, poco – con qualcuno cui sono affezionata, ma anche si verifica un cambiamento interessante nella mia personale geografia cimiteriale.
Spariscono – non se ne abbiano a male – i nonni materni, con cui ho avuto poco a che fare e non erano i miei nonni del cuore… e altre tombe richiamano la mia attenzione: un cugino di non so bene chi, comunque parente, detto “Sorga”, con il quale mio papà ha fatto diverse scampagnate e lunghe chiacchierate. Bell’uomo nonostante il nome, vita travagliata, fine tragica.
Il mio fu parrucchiere (dopo di lui, il diluvio): omosessuale, suicida, gran rompitore di palle – ma io, temo, lo battevo. Offriva sempre il caffè a mia e mia mamma, è l’artefice del mio storico frisée della Comunione, e se ci fosse ancora sarebbe l’unico dal cui negozio accetterei di uscire combinata come vuole lui e non come dico io (sì, era sempre la stessa storia: un vero parrucchiere).
Poi, l’amico pittore di mio papà, che non ho mai conosciuto perché certe cose vanno – anzi non vanno – avanti così per inerzia. Ti perdi di vista involontariamente, e fine. Però lo sguardo e il sorriso mi dicono senza ombra di dubbio perché si erano scelti, e a me viene da passare una mano attraverso il suo ciuffo bianco. Mi fa star bene.

Da qualcuno mi fermo anche se non lo conosco.
Magari è soltanto un “vicino” dei miei, o un parente di conoscenti, o più semplicemente ha sempre un vaso oppure un cero storti e beh, sono o non sono ossessivo-compulsiva? Ghe pensi mì, e glieli raddrizzo. Così si prende confidenza…
… e nessuno si è offeso, per ora (tranne qualche vivo forse, ma son cazzi suoi) se alle volte girovago lì dentro con le cuffie nelle orecchie. Per certe conversazioni ci vuol bene una colonna sonora adatta. Ci si capisce meglio, con la musica.

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