Provvisoriamente definitivo

A due settimane dall’inizio della “grande opera” comincio, seppur vagamente, ad intravederne l’esito.
Sarà perché dopotutto si tratta di un’opera, per forza maggiore, parziale: mi sto occupando solo dei miei oggetti personali, e neppure la totalità di questi purtroppo mi appartiene in via esclusiva.
Sembrerà assurdo –  e lo è – ma per esempio sugli armadi e i mobili che sono stati comprati e messi nel mio studio quasi venti anni fa, al momento del trasloco, quando ancora aveva la funzione di camera da letto (ed io ero adolescente), di fatto non ho potere decisionale. Gli armadi non li ho pagati io e non si toccano, punto: la Donna del Monte, ossia mia madre, così ha parlato. Già nel 2007 avevo tentato un colpo di mano, ed avevo mio padre che mi spalleggiava, eppure non c’è stato niente da fare: entrambi abbiamo dovuto subire la prepotenza. Inutile ritentarci.
In conseguenza di questa situazione, la realtà è che il mio “decluttering definitivo” è allo stesso tempo provvisorio: non è sbagliato definirlo definitivo perché, rispetto a ciò di cui mi posso occupare attualmente andrò in effetti a fondo. Epperò, diamine, è comunque limitato dall’oggettiva impossibilità di agire sulla struttura delle stanze.

C’è un altro aspetto che mi impone di smorzare quel bell’aggettivo nel titolo, e che stavolta riguarda solo me.
Ed è quello del look: non gli armadi, ma ciò che ci sta dentro.
Premesso che sono a buon punto con il decluttering del vestiario, e molto soddisfatta dei risultati che sto ottenendo; tuttavia da un po’ sto meditando molto seriamente sull’idea di stravolgerlo del tutto. Mi spiego: se ora possiedo un buon numero di capi di tipo parecchio diverso fra loro, piuttosto colorati, vorrei arrivare a possederne un numero ristretto (una sorta di Project 333…), di pochi colori e di taglio e stile quasi del tutto uniforme.
E’ chiaro che, al termine di questo mio progetto, questo mio desiderio tale resterà.
Però non vedo questo dato come una sconfitta. Anzi. Per realizzare il mio intento devo ammettere che, semplicemente, non sono pronta: manca uno studio a tavolino di questo benedetto e agognato nuovo look (anche se qualche linea guida c’è: colori neutri per esempio, fitting casual-classico), manca il dinero; e non ultimo trovo giusto, ora che finalmente ho liberato i miei capi migliori e più amati da quelli privi di diritto di cittadinanza, indossarli e viverli quanto più possibile.

La mia conclusione?
Sì, la “perfezione” a cui la Kondo invoglia è ben possibile.
E “definitivo” non è un termine esagerato.
Il metodo funziona, ma se nella vita – per motivi fra i più diversi: famiglia controcorrente, tempi non maturi – non abbiamo ancora la possibilità di essere del tutto radicali, lo possiamo benissimo essere su alcuni segmenti di ciò che ci appartiene.
O anche esserlo ora su certe categorie di oggetti, pur essendo consci che un domani prossimo o lontano ci sarà un nuovo cambiamento da portare a compimento; oggi solo in germe.
Sono i tempi naturali della vita, che è ciclica e non statica, non fallimenti: si può procedere per tappe, purché ogni nostra tappa, anche ravvicinata alla precedente, dia il massimo nel momento e nel luogo in cui viene raggiunta. E, naturalmente, non ci si limiti a declutterare un cassetto di una scrivania che ne conta dieci… anche nella ristrettezza, si possono fare miracoli. Se non si avverte un miracolo in atto, forse non stiamo precisamente mirando al nostro massimo.
Tra la gradualità bradipica e la radicalità estrema e fulminante esiste una via che, in omaggio a Darwin, potremmo chiamare “dei salti evolutivi”: non riesci a fare tabula rasa in una botta e via? Allora dai alla tua vita una serie di botte una via l’altra. Ma che siano tremende, da sfasciacarrozze: sennò non vale.

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3 thoughts on “Provvisoriamente definitivo

  1. Mi sembra giusto. Sto proprio leggendo un libro (Open di Agassi) che non riguarda minimamente il decluttering – in cui però Agassi si ripete più volte, in partita come nella vita: ‘controlla ciò che puoi controllare’. Mi sembra un buon motto. Che si addice anche al tuo caso. Avanti così. 😉

  2. Avevo già conmentato ma chissà perché, non si è salvato… (File non salvato 😉) ci riprovo. Mi sembra giusto. Sto leggendo un libro -che non riguarda assolutamente il decluttering- Open di Agassi- in cui il tennista si sente ripetere spesso (e si ripete da solo): controlla ciò che puoi controllare. Mi sembra una buona massima. E credo possa valere anche nel tuo caso. 😊 avanti così! 😊

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