Tappa #1: Vestiti

Io ce la sto facendo grazie al metodo, ed il metodo funziona: questa la premessa, e al tempo stesso la conclusione.

Funziona, perché nell’arco di 20 giorni (nel mio caso) il mio guardaroba ha cambiato faccia; è stato più facile del previsto. Con un paio di precisazioni di cui dirò. Ho seguito le ‘regole’, ed ho fatto anche quel che non credevo di riuscire a fare.
Ce la sto facendo, perché il mio benessere è salito alle stelle: niente più patemi d’animo dovuti dall’indecisione su cosa mettere, niente più cambio di stagione e tutto sempre a portata di mano, meglio ancora: non si vede più un vestito lasciato fuori sul letto o sulla sedia. E’ totalmente spontaneo (con mia grande sorpresa e soddisfazione) rimettere subito a posto ogni cosa, con l’unica eccezione dei mocassini che indosso ogni singolo giorno.
E ciò che non sosta (o ristagna…) davanti agli occhi, non intasa la mente.

Vediamo le precisazioni:
@ un paio di sandali, per altro ereditati, li ho passati a mia mamma; che ci si trova bene ed è contenta di averli.
Nient’altro è stato addossato a terze persone;
@ una gonna invernale ed un paio di pantaloni (gli unici formali che ho: per il resto, solo jeans) sono rimasti “in sospeso” in attesa della stagione adatta per essere valutati: in passato ho cambiato idea più volte su entrambi, perciò non voglio essere precipitosa;
 @ un pigiama felpato non mi entusiasma ma è rimasto nel cassetto, in attesa di essere sostituito da qualcosa di simile ma più gradevole: sono d’accordo con la Kondo su un punto per me fondamentale, e cioè che tutto l’abbigliamento da casa deve piacerci – bando ai ripieghi, ad abiti scartati o malridotti declassati al rango di ‘stracci da casa’.
La casa è il nostro regno, il nostro rifugio: viverci dentro come dei senzatetto è un controsenso.

Per il resto, nulla di indesiderato, inadatto o che abbia ormai fatto la sua epoca è rimasto negli armadi dedicati.
La biancheria intima, calzini compresi, nonché sciarpe e costumi li ho effettivamente piegati e riposti in verticale, come da consegna, e l’effetto mi piace:

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Sembra incredibile a me che ho ridotto i calzini a ‘patate’ per tutta la vita, eppure è vero che piegati nel modo giusto – nulla di trascendentale: basta adattarli all’altezza del cassetto e tener conto dello spessore di ciascuno – stanno su da soli.
Di più, oserò dire che a me danno davvero l’idea non tanto di essere felici (com’è nel sentire shintoista) ma senz’altro di stare meglio, meno stressati meccanicamente e più visibili: e la cosa si ripercuote su di me, mi fa sentire più rilassata e allegra.
Pur partendo da un punto di vista diverso, il risultato è il medesimo.

Penso che farò delle prove anche con altri capi, per ora comunque già così la differenza è evidente.
Ciò che non ho applicato è invece la regola del disporre i capi appesi dal più lungo al più corto, da sx a dx: ma lo trovo interessante. Ho però suddiviso le due ante di capi estivi secondo il tipo: pantaloni leggeri, gonne, camicie ed abiti.

C’è un aspetto che ai declutterer più esperti apparirà ovvio, ma vale ben la pena parlarne: da cassetti e fondi degli armadi sono spariti anche tutti quegli oggetti che non hanno a che fare con il vestiario: un calzino da neonato in cui una volta tenevo il cellulare, un fazzoletto ricordo di una vacanza, antiche radiografie di persone defunte, scatole vuote; nel mio caso.
Dedicare ogni spazio ad una sola categoria di oggetti non solo facilita il decluttering a chi sta seguendo la Kondo, ma rappresenta per chiunque un’importante pulizia ambientale e mentale.
Ogni oggetto ‘fuori posto’, non tanto nel senso di lasciato fuori da un armadio quanto di male collocato, costringe chi lo possiede ad occuparsene oltre il necessario; sia perché inquina costantemente lo sguardo ed il pensiero che ci si soffermano sopra, sia perché porta a chiedersi cosa farne.

Per un panorama di quanto ho eliminato, ecco qui (se vi sembra scarso, tenete conto che, per quanto incasinato, non avevo già di mio un guardaroba nutritissimo… non sono una gran modaiola):
capi: 26
accessori (calze, guanti…): 18
scarpe: 6 paia
borse: 3 (dopo un recente, ulteriore decluttering)

Ho individuato un paio di calzature da sostituire, qualcosa tipo Ugg e le scarpe da corsa.
Un paio di pantaloni  sportivi.
Tre cose che andranno a sostituire altrettante buttate, senza tornare a riempire gli spazi (che si sono molto ampliati).

Non posso che dirmi soddisfatta di questa partenza: nel mezzo di un’estate climaticamente infernale, mi sto preparando una stagione fredda da godermi alla grande.

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4 thoughts on “Tappa #1: Vestiti

  1. Non sono una declutterer, però quando faccio ordine getto via il più possibile. Questa settimana sono spariti due sacchi di spazzatura alti come me e un saccone di vestiario in buono stato ma non più usato che è finito in Caritas. Ci si sente più leggeri!

  2. E., così leggeri che alle volte devo applicare una zavorrina al piede per non volare via 😀
    Battute a parte, il lavoro sui vestiti mi ha aperto gli occhi: ho ben scritto di non essere una modaiola, e perciò credevo di essere molto meno influenzata dai vestiti che mettevo. Invece anche in questa particolare costruzione della mia immagine ho speso molto, ancor più in termini di tempo e pensieri che di denaro.

  3. Ciao, ho trovato il tuo blog cercando conforto tra chi come me è nel cosiddetto konmari tunnel…ho quasi finito il primo step con i vestiti, mi mancano le scarpe. Ma questo metodo cambia profondamente il modo di approcciarsi agli oggetti. Io sono stata una che teneva quasi tutto perché “non si sa mai”. Adesso capita spesso che prenda in mano qualcosa e decida molto velocemente che non mi rende felice e che vada quindi eliminato…ti seguo volentieri in questo percorso!

  4. Ciao Idee (o dovrei dire: piacere compagna di tunnel 😀 ), benvenuta.
    Per me occuparmi – con un buon risultato – dei vestiti ha significato anche scoprire che ero in grado di fare la differenza in un ambito che non mi appassiona, non mi accende.
    Un po’ come la matematica a scuola… eppure, in entrambi i casi c’è spazio anche per il piacere e per la voglia di scoprire di più, o di vestirsi bene; quando quello spazio lo creiamo anche fisicamente.

    Come te, adesso sono molto rapida nel decidere di cosa disfarmi – non mi basta mai!
    Mi fa piacere se mi vorrai seguire. Nel frattempo, sbircio “a casa tua”.

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