Non è un -ismo

Il nostro mantra è liberarsi dell’inutile. Chiaro… o forse non sempre così chiaro.
Leggo in questi giorni in diversi blog e gruppi Facebook dell’eccesso opposto a quello che combattiamo: il decluttering ossessivo (clinicamente parlando), l’idea che buttare sia sempre la scelta migliore (quando invece bisogna sì essere spietati, ma non con quelle cose che ci piacciono o ci servono: quello non è decluttering, ovviamente).

Un minimalista non è un funzionalista, un bacchettone che conserva solo oggetti puramente utili, una specie di anti-esteta: il minimalismo contiene – a mio personale parere, questo è un fatto fuori discussione – un principio di piacere. Chiedo scusa se parlo come uno psicanalista: voglio soltanto dire che il minimalismo ricerca il piacere non meno dell’utilità e della semplcità, lo ricerca anzi attraverso di esse.

Piacere, ma non edonismo.
Perché è un piacere non fine a se stesso: cerca e valorizza il significato (della vita? delle esperienze? a voi la conclusione della frase, ho paura di scrivere enormità, ma il concetto l’avete còlto).

Dunque il minimalismo è un -ismo in quanto espressione di una Weltanschauung precisa e formata; ma non un -ismo inteso come estremo, eccesso, esagerazione.

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