Pararsi il c.

E’ il caso di dirlo, visto che non pare affatto chiaro: non ha importanza se il vero Islam è una religione di pace (cosa che non posso affermare con sicurezza, in quanto ho letto il Corano ma non lo conosco come conosco la Bibbia, anche nella sua presunta violenza).
Nemmeno ha importanza se esiste un Islam moderato, e se le sue manifestazioni estreme ne rappresentano una stortura, una distorsione da parte dell’uomo (cosa che, questa sì, credo possibile).
Di fatto queste due espressioni dell’Islam, chiamiamole appunto “vero” e “moderato” per intenderci, sono minoritarie rispetto all’estensione e ancor di più al peso, al potere che l’Islam violento, tirannico e dis-umano detiene.

Lo stesso discorso si può fare rispetto alle deviazioni del cristianesimo ed al reale messaggio del Vangelo: senz’altro ogni volta che i cristiani producono, sostengono e veicolano (verrebbe da dire: contrabbandano) un’idea di cristianesimo che tradisce il messaggio del Vangelo, tanto loro quanto le loro idee ed azioni sono cristiani solo nominalmente.
Ciò non impedisce loro di esistere e rappresentare una realtà storica, ed è con le realtà e le declinazioni storiche che noi uomini dobbiamo confrontarci: tendendo all’ideale, ma vivendo nel reale.

La tendenza pare invece essere non quella di difendere quanto di vero e buono c’è nell’Islam, o nel Vangelo, da ciò che lo danneggia e lo intorbida riconoscendo in esso un comune nemico; ma piuttosto quella di difenderlo (e difendersi) a priori dalle critiche tout-court.
Mettiamoci in testa che, fatto salvo il nucleo per i credenti indiscutibile della rispettiva rivelazione, le religioni tutte sono storicamente determinate: dire “religione” equivale a dire “ciò che gli uomini hanno fatto di quanto hanno ricevuto da Dio”. Non la cosa in sé, ma l’utilizzo della cosa.
Nulla di scandaloso: è un dato di fatto.
Da non bypassare o minimizzare.

Perciò, al prossimo dibattito, non raccontevela e/o raccontatecela: l’Islam c’entra, eccome.
Non è un estraneo che passava per caso.

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7 thoughts on “Pararsi il c.

  1. Felice sorpresa, ciao! Ma allora ci sei! 🙂
    Ho cercato di dipanarmi in questo tuo blog, ma sto facendo fatica, vedo freccette dappertutto… Sono riuscito comunque a leggere qua e là e dico, che sarà che adesso hai gli occhiali… ti ho trovo tutta seriosa-opinante.
    Mamma mia, mi sento come un cane in chiesa 🙂 Considera, però, che mi sono pulito le quattro zampe prima di varcare la sacra soglia…
    Prima che mi dimentichi, volevo ringraziarti del “follow”, era il minimo, anche se già che ci sei, ti consiglio l’altro mio blog che è quello veramente attivo.
    http://guidosperandio1a.wordpress.com
    Quello infatti da te adottato, ha scopo unicamente di cv, di brochure, e quindi è praticamente statico.
    Ti seguirò anch’io, a meno che tu non mi abbia da diffidare dal farlo, e a questo proposito… tranquilla! che io c… non lo scrivo neanche c.
    Un abbraccio! 🙂

  2. Caro Guido (virgola)

    ci sono, ci sono.
    Mi sono iscritta per sbaglio al tuo (174°) blog, e subito cancellata, ma ti ricordo sempre teneramente; non temere.
    Gli occhiali li ho sempre avuti, ma ora nella mia versione Harry Potter caramellosa conto di riuscire meno terrorizzante.

    Un saluto (per esempio, bau).

  3. Io sono convinto che le vere motivazioni degli accadimenti nei quali si invera la violenza non siano da cercare nella religione, ma, con onesta e tradizionale visione marxista, nei rapporti economici e nelle dinamiche di potere che in questi trovano la loro vera causa. Per esser chiari: non era sicuramente il Vangelo di Cristo la causa delle crociate come non è la sostanza della religione islamica la vera causa della forma brutale ed aggressiva del cosiddetto Califfato. La religione è un comodo pretesto. A controprova abbiamo avuto secoli di pacifica convivenza fra comunità cristiane e islamiche, laddove un relativo benessere ha permesso a tutti di vivere la propria vita. In effetti anche i nazisti portavano scritto Gott mit uns, ma non credo che fosse davvero con loro. Certo l’Islam è più complesso del Cattolicesimo, manca un centro unitario e dottrinale, mancano personaggi di grande spessore culturale come Benedetto XVI capaci di condensare nelle proprie encicliche un cristianesimo robustamente innestato nella grande cultura occidentale (penso alla splendida spe salvi, dove dialoga alla pari con un grande anticristiano come Nietzsche). In questo senso c’è differenza, ma le radici della violenza sono quelle da me accennate all’inizio del lungo (mi scuso) commento

  4. L’economia influisce sempre, ma personalmente mi discosto da questa visione che definisci “marxista”.
    Ribalterei anzi gli addendi: la situazione economica diventa a volte una scusa per tuffarsi liberamente nelle proprie derive ideologiche, in questo caso religiose.
    Chiaro, anche questo è un discorso molto “macro”.
    Le motivazioni dei singoli coinvolti spesso sono differenti da quelle di chi guida un fenomeno di vasta portata.

    Hai fornito un ulteriore, ed altrettanto diffuso, esempio di deviazione religiosa (e politica), quello nazista, in cui il credo è preso a pretesto per compiere il male (anche se purtroppo l’idea del popolo ebraico, e giudeo in particolare, come deicida viene tutta da una precedente impostazione cristiana: quella è roba marcia sì, ma roba “nostra”.
    Dunque, di nuovo, non idealizziamo le religioni come “cosa pura”. Già il cristianesimo tutto è differente dal Vangelo, senza andare a giustificarlo con pessime interpretazioni ed appropriazioni di specifiche culture).

    Quanto alle “felici convivenze”, non ci credo più.
    Le considero favole.

    Grazie, come sempre, del prezioso commento.
    Puoi dilungarti quanto desideri, rimarrai sempre meno prolisso di me 😀
    Buona giornata.

  5. L’economia influisce sempre, ma personalmente mi discosto da questa visione che definisci “marxista”.
    Ribalterei anzi gli addendi: la situazione economica diventa a volte una scusa per tuffarsi liberamente nelle proprie derive ideologiche, in questo caso religiose.
    Chiaro, anche questo è un discorso molto “macro”.
    Spesso le motivazioni dei singoli coinvolti differiscono da quelle di chi guida e veicola un fenomeno di vasta portata.

    Hai fornito un ulteriore, ed altrettanto diffuso, esempio di deviazione religiosa (e politica), quello nazista, in cui il credo è preso a pretesto per compiere il male (anche se purtroppo l’idea del popolo ebraico, e giudeo in particolare, come deicida viene tutta da una precedente impostazione cristiana: quella è roba marcia sì, ma roba “nostra”.
    Dunque, di nuovo, non idealizziamo le religioni come “cosa pura”. Già il cristianesimo tutto è differente dal Vangelo, senza andare a giustificarlo con pessime interpretazioni ed appropriazioni di specifiche culture).

    Quanto alle “felici convivenze”, non ci credo più.
    Le considero favole.

    Grazie, come sempre, del prezioso commento.
    Puoi dilungarti quanto desideri, rimarrai sempre meno prolisso di me 😀
    Buona giornata.

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