Libri e Film 2015

A fine anno stilare un piccolo bilancio, quando si tratta di cose piacevoli, non fa che aumentarne il piacere.
Il 2015 poi è stato per i miei canoni particolarmente ricco – 92 libri e 68 film; e non è nemmeno detto, per quanto riguarda i primi, che sia riuscita a leggerne tanti perché sono disoccupata: a parte il fatto che ho pur sempre da fare anche senza lavorare, leggo soprattutto la sera e il fine settimana, in momenti dunque che sarebbero ugualmente liberi.
Il vero rammarico, per il quale c’è poco da fare, è il non essere andata nemmeno una volta al cinema. D’altra parte la metà delle pellicole viste erano per me nuove e/o di buon livello, mentre negli scorsi anni – onnivora, meno stanca e più accondiscendente – tendevo a vedere molta più “fuffa” mescolata alle cose veramente interessanti, se non ai veri e propri cult.

I film migliori dell’anno (impossibile indicarne uno, abbiate pietà):
L’amore inatteso, di Anne Giafferi: una storia di approccio e di scoperta della fede. Misurato, d’atmosfera, ma non privo di quell’attrito che tutti i convertiti – me compresa – hanno sperimentato tra il mondo come lo conoscevano, incredulo quando non irritato, e la gioia del sentire tutte le caselline che vanno al posto giusto.
Eva contro Eva, di Joseph Mankiewickz: un magistrale bianco/nero sull’egocentrismo, e tutto ciò che ne consegue. Non soltanto nel mondo dello spettacolo.
Blue Valentine, di Derek Cianfrance: che Ryan Gosling sia uno dei miei attori preferiti non è una novità. Lo è dai tempi di The believer. Bello, in tempi recenti, Drive, ma quest’altro ancor di più: sarà perché lui non è il figo della situazione, sarà perché non c’è un lieto fine. O entrambe le cose.
Cesare deve morire, di Paolo e Vittorio Taviani: il Giulio Cesare di Shakespeare rappresentato in un carcere e ripreso (un altro b/n). Uno dei protagonisti è ora, fuori dal carcere, attore di teatro.
Un bacio romantico, di Wong Kar-Wai: struttura particolare, che conquista l’interesse senza confondere. Romanticismo a pacchi, ma la curva glicemica non s’impenna troppo per poi lasciare noi donzelle dolorosamente sognanti. Ci sta.
Le mele di Adamo, di Anders Thomas Jensen: il libro di Giobbe in versione moderna, con protagonisti un pastore protestante (interpretato da Mads Mikkelsen, l’Hannibal della serie TV), un neonazista da rieducare stolido quanto un tronco d’albero, fiumi di sarcasmo e follia. Il finale che sembra non doversi mai realizzare infine si realizza, ma “a modo suo”. Come il libro originale è una pedata nei coglioni, ma lascia molto meno scornati: è anzi di quella demenzialità non stupida che ti fa calare la mascella.
The impossible, di Juan Antonio Bayona: per continuare sul tema “disgrazia”, questo parla dello tsunami del 2004. Intenso, molto realistico, ben fatto. Le scene ad alto impatto emotivo abbondano, ma l’onda fa la sua breve comparsa e poi si ritira: uno dei grandi meriti di questo film è quello di non appoggiarsi a facili escamotage.
La cura del gorilla, di Carlo Sigon: una commedia amara con Claudio Bisio in gran forma, sia nella versione bambinone tordo sia in quella schizzato anaffettivo (nello stesso corpo). Lo stile, i costumi, il ritmo sono fumettistici, ma la storia è compiuta e sensata, non solo un pretesto. Mi chiedo se vi sia un seguito, visto che se non ricordo male i libri di Sandrone Dazieri dedicati al Gorilla sono una serie.

Proseguo in maniera più stringata rispetto ai libri:
l’autore dell’anno: Diego de Silva. Ha inaugurato il 2015, ma al termine di dicembre ancora mi risuona dentro e mi entusiasma. Geniale la trilogia dedicata all’avvocato “d’insuccesso” Vincenzo Malinconico.
la rivelazione: Herman Koch, olandese. Il suo capolavoro è a mio parere l’opera prima, La cena. Ma anche Villetta con piscina ha il suo perché, e porta la sua firma.
da tenere sul comodino e compulsare: Le memorie di Adriano, della Yourcenar. Ho sempre un problema con i romanzi storici, autobiografici o meno. Invece ne sono stata coinvolta.
E poi: L’arte di amare, di Fromm; Italiani si diventa, di Severgnini; Preti così, di don Primo Mazzolari; Un eremo non è un guscio di lumaca, di Adriana Zarri.
Ma di certo ne scordo alcuni altri.
il più divertente: American gods, di Neil Gaiman, per le situazioni fuori di testa.
Dove sei stanotte, di Carlo Robecchi, perché è un giallo che non perde mai il buonumore.
Dimentica il mio nome, di Zerocalcare (un romanzo a fumetti) perché ha una morale (o più d’una), ma sono i personaggi più improbabili e squinternati ad incarnarla.
il più commovente: Mamma a carico, di Gianna Coletti – il titolo parla da sé.
L’esercito delle cose inutili, di Paola Mastrocola – un gioiello, non gli manca nulla ma… si sente, come sempre con l’autrice, una sorta di ferita costantemente aperta che pulsa. Anche nei momenti più allegri.
il più coinvolgente: Il caso Bellwether, di Benjamin Wood.
il più deludente: Maya, di Jostein Gaarder (quello de Il mondo di Sofia): intricato, inutilmente visionario, pretenzioso. L’ho letto sino in fondo sperando che la solfa cambiasse, ma così non è stato.

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3 thoughts on “Libri e Film 2015

  1. Guido, me ne sono accorta.
    E’ una lettura che ho rimandato per anni, mi pareva più pesante di quanto non fosse in realtà.
    Ho colto l’occasione dopo aver comprato “Mishima o La visione del vuoto”, sempre suo – 4 euro, cestone delle offerte.

    52, spero di aver fatto cosa buona 😀
    (Ho anche corretto la data dello tsunami e messo il nome di Dazieri, quello del Gorilla, che non mi veniva).
    Fammi sapere se qualche freccia va a segno!

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